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venerdì 16 settembre 2011

Post-it

Avere figli vuol dire riuscire a modificare l'impianto dell'acquario sulla scrivania mentre controlli che il piccolo nano di casa non si faccia troppo male con i vari attrezzi disseminati sul tavolo.
Avere figli vuol dire prendere il saldatore con le dita dalla parte del cannello perché eri distratto, facendo attenzione a non cacciare troppe bestemmie per non spaventare il piccolo.
Essere padre vuol dire rassicurare il piccolo prima di pensare di mettere del ghiaccio su quella bruciatura che ti fa malissimo.
Avere una famiglia vuol dire andare in ufficio in giacca e cravatta con un cerotto con topolino e minni al dito perché è l'unico che hai trovato.
Essere sereni vuol dire guardare quel cerotto per tutta la giornata e sorridere, fottendosene degli sguardi dei colleghi e non capire ancora adesso come hai fatto a cambiare.

lunedì 14 settembre 2009

27 Agosto 2009

L'altra notte ho fatto un sogno, cosa che già di per se mi ha stranito perché ormai di norma mi capita di sognare solo ad occhi aperti.
Nel sogno ero vecchio, anche se forse trattandosi di me stesso dovrei dire anziano.
Insomma ero vecchio e avevo una lunga coda di capelli bianchissimi tenuti insieme da un elastico, un paio di jeans vecchissimi e una camicia a quadri ovviamente fuori dai pantaloni.
Insomma, a parte qualche ruga e i capelli lunghi, per il resto ero io.
Ero seduto a farmi una tromba di ganja (n.d.r spinello) con mio nipote: un ragazzotto ben messo di circa sedici anni che mi somigliava abbastanza, su un vecchio divano di pelle marrone nel mio box. L'erba gatta l'avevo messa io, rollare aveva rollato lui perché a me, vista l'età, tremavano un po' le mani. Ed ero felice. Fatto e felice. E ridevo, come un ragazzino, parlando di politica e donne.
Ridevo tanto insieme a mio nipote, mentre quel carciofo passava di mano in mano, finquando la nonna (ovvero la mia compagna di vita) non ci ha scoperto e solennemente redarguito con frasi di circostanza del tipo "Mi meraviglio di te, non di lui! Quando siete assieme sei tu responsabile per lui, lo sai!", riferendosi ovviamente a mio nipote.
Per fortuna non appena il ragazzo fu andato via, dopo aver promesso alla nonna di non dire nulla al padre, anche lei si sedette sul divano a farsi un bell'assolo di tromba.
Insomma non so davvero come sarà il mio futuro, ma spero che più che un sogno, l'altra notte abbia avuto una premonizione, perché a vederlo così il mio futuro non era niente male.
L'unica cosa che del sogno non ricordo è di quale dei miei due figli fosse il figlio.
Come dite? Ah già, forse non ve l'ho detto, ma lo scorso 27 agosto alle 17.07 Manuele Mattia è entrato a far parte del nostro mondo e non so se per fortuna o meno, gli hanno assegnato d'ufficio questo papà. Per fortuna hanno rimediato assegnandogli come mamma la mia compagna.
Auguri Manuelito: io, Lore e Mamma ce la metteremo tutta per donare anche a te i giusti occhi affrontare questo mondo. In bocca al lupo!

P.S.
Ragazzi, fra qualche anno non incazzatevi troppo se vedete tornare a casa vostro figlio un po' allegro dopo essersi fatto una canna con il nonno.

sabato 28 giugno 2008

Tornaaaa... sta casa aspetta te!

Miei cari e accaldati lettori, siamo tornati. Siamo a casa.

Dopo due mesi di lavoro, circa 450 sacchi di materiale, 60 scatole di parquet, 1600 piastrelle, 4 metri di cartongesso, 40 prese nuove, 6 matasse di filo elettrico e 12 chili in meno (i miei), siamo tornati nel nostro piccolo regno. Un regno vuoto alla vista dei più, ma un vuoto che per noi vuol dire oro. Un vuoto che vale molto più di 100 divani comodi. Si andrà riempiendo poco a poco, verranno le porte, le tende, i lampadari. Verrà il divano, la cameretta per Lore, la libreria. Verrà la scrivania, la parete del soggiorno, i soprammobili. Ma per adesso Who cares? dicono gli inglesi. Chissenefrega!
Abbiamo un materasso adagiato sul morbido legno per me e la mia compagna, il lettino per la nostra piccola peste, qualche giocattolo, il bagno, la cucina, il frigo pieno e - soprattutto - la cosa più importante: abbiamo noi stessi.
Gli infissi verranno ultimati martedì: mancano le tapparelle ma almeno abbiamo tutte le finestre (anche se qualcuna è senza maniglia). Domattina la luce farà capolino fin dalle prime ore, sui nostri volti, ma sarà bello trovarsi a a casa.
Certo, a dirla tutta, avrei preferito avere anche l'acqua calda ma ovviamente non tutto poteva andare per il verso giusto. Giovedì scorso, nell'esatto istante in cui l'idraulico ha ruotato la mandata dell'acqua calda proveniente dalla nuova caldaia, ecco che il muro della cucina ha cominciato a gocciolare, proprio in corrispondenza del deviatore del box doccia. Quindi domani, mi toccherà spaccare il muro e trovare la perdita bastarda. Spero solo di riuscire a raggiungerla da dietro, in modo da non dover rifare il rivestimento al box. Certo, quando Patry mi ha chiamato in ufficio annunciandomi un problemino, devo dire che mi sono sentito crollare il mondo addosso. Ma poi la ragione prende il sopravvento e ti rendi conto che è alla fine è solo un altro di quegli innumerevoli aneddoti che ricorderemo fra qualche anno, davanti un bel bicchiere di birra gelata e qualche amico.
Ma adesso, siori e siore, il momento che tutti stavate aspettando... le foto !!
Come nelle migliori trasmissioni di restyling, eccovi il prima e il dopo!!

- Corridoio -



- Soggiorno -



- Disimpegno zona notte -

- Camera da Letto -



- Camera della Piccola Peste (con P.P. intenta a scartare i nuovi giocattoli)



... e last but not least - Il bagno!

(Before)


(After)






Che dite... ne è valsa la pena? Secondo me si!
Alla prossima ragazzi, buonanotte!

venerdì 19 ottobre 2007

Sapere aude!

Equilibri perfetti si frantumano come delicati cristalli. Come un preda braccata, mi rintano in me stesso, assistendo inerme al crollo del mio piccolo regno.
Etica trascendentale, etica trascendentale.
Spazio e tempo sono quadri mentali a priori entro cui connettiamo i dati fenomenici. Concepiamo lo spazio dai vari spazi, ma intuiamo i vari spazi come un unico spazio. Il tempo è un concetto sensoriale che sento dilatarsi e restringersi in base al mio stato d'animo. Il mio amico si tramuta in nemico.
La mia anima è un ossimoro in perenne contrapposizione con il mio carattere di merda. La saggezza accumulata si dissipa come sabbia al vento. Rabbia, impeto, dolore.
Sapere aude, Sapere aude! Ma qui non è questione di coraggio. Fanculo Kant. Fanculo! Ti odio quando hai ragione.
Guardo le mie ali per terra ormai secche e marce da troppo tempo per poterle utilizzare di nuovo. Indosso la mia corazza e torno a combattere, ma sono solo un panettiere ormai che aspetta il giorno in cui poter tornare a ballare con la sua trapezista: soli come una volta.

venerdì 3 agosto 2007

Piange il telefono...

Alle donne, è risaputo, piace parlare, cianciare, conversare, dialogare, discorrere, malignare, spettegolare, mormorare, ragionare, colloquiare, discutere, esprimere, intervenire, narrare, trattare. Gli uomini comunicano.
Su focus di qualche tempo fa (il giornale era di quelli che finiscono ingialliti sul tavolino del barbiere sotto l'ultima freschissima copia di Max e Quattroruote) lessi un articolo che sosteneva come la razza umana abbia sviluppato il linguaggio proprio grazie al gentil sesso. Infatti, mentre gli uomini preistorici andando a caccia avevano la necessità di comunicare a gesti, per non produrre rumori che potessero far scappare le prede le donne delle caverne, non avendo di questi problemi, iniziarono a sviluppare la forma verbale tra loro. Sicuramente per spettegolare con la vicina della signora della grotta di sopra.
Con l’avvento del telefono, le donne potevano finalmente parlare tra loro non solo con le persone a loro vicine, ma anche con altre amiche a notevoli distanze. Penso che dopo la prima telefonata effettuata da Meucci per provare le funzionalità della sua invenzione, la moglie chiamò subito un’amica per raccontarle della scoperta del marito e di come era vestita quel giorno. Si, perchè le amiche parlano, comunicano, conversano. Si raccontano ogni piccolo particolare della propria esistenza: il colore delle scarpe con le quali sono andate a fare la spesa, il tessuto del reggiseno che portavano all'ultimo appuntamento con il lui di turno, il collega figo che si fa la collega brutta, acida e malvestita [traduzione maschile: una gnocca e con due pere enormi ndr.], e ovviamente noi: i loro compagni, mariti, uomini, amanti, figli, etc. Se il telefono fosse stato inventato al tempo degli egiziani, non occorrerebbe il test del DNA per definire il sesso di una mummia: basterebbe controllare se nei paraggi fosse presente o meno un apparecchio telefonico. Anche la mia dolcissima compagna di vita ovviamente non è immune dalla pratica, ma quello che proprio non riesco a comprendere è come le donne riescano a passare ore al telefono senza accusare il minimo cedimento. L’altra sera ad esempio era al cellulare con un’amica che non sentiva da un pò. Nello stesso lasso di tempo credo di aver cenato, fatto una doccia, giocato con mio figlio, visto un film alla televisione fino ai titoli di coda e ri-letto l’intera collezione di Dylan Dog [Ok.. solo l'ultimo numero... ma non è questo il punto.]

Compagna Di Vita - Allora ciao… si si ci sentiamo… ciao.. ciao.. Click.
MMMa chi era?
CdVXXXX… era un po’ che non ci sentivamo…
MMAh…
CdVSai, si è laureata … bla bla … ma il ragazzo è uno stronzo e l’ha mollato perché… bla bla... sua madre è una stronza…bla bla … sua sorella è una stronza… bla bla…
MMe il cane?
CdVdai… non fare come al solito… era tanto che non ci sentivamo…
MMcredo un mese..
CdVappunto!

Appunto? A me non succede nulla in un mese! Certo, se ti fai raccontare anche la lunghezza del tacco con la quale è andata a dibattere la tesi e il colore della maglietta con la quale il ragazzo l’ha mollata allora tutto si spiega. Si, perchè in tutto quel tempo non può averti detto solo queste quattro cose! Ok. Va bene. Adesso proviamo, per amore della scienza, a paragonare una situazione simile, ma condotta da un uomo.
Qualche tempo fa ho sentito un vecchio compagno di scuola che mi aveva inviato la partecipazione perché si sposava. Ci eravamo visti di sfuggita circa sei mesi prima all’aeroporto. Visto che non siamo potuti andare al matrimonio, la sera dopo lo chiamo per congratularmi.

MMOuu? Compà! Tutt’apposto?
AmicoOh… compà…Sì
MMTi sei sposato?
AmicoSi, tutt’apposto
MMMangiato?
Amico Si, bene. Pesce.
MM - Bevuto?
AmicoSi, tutt’apposto
MMGliel’hai calata?
[Traduzione: è andata bene la prima notte di nozze? ok… è volgare, ma tanto eravamo tra maschietti]
AmicoSi.. compà… apposto
MMVabè... allora ci sentiamo.
AmicoOk.
MMCiao, salutami… com’è che si chiama tua moglie?
AmicoXXXX.
MMok. cià
Amicocià.

La mia dolce metà, al termine della telefonata, mi chiede informazioni circa l’avvenimento.

CdVHai chiamato XXXX?
MMsi. Tutt’apposto.
CdV allora? Com’è andato il matrimonio?
MMbene.
CdV – com’era vestito?
MMbhò? Penso avesse una cravatta.
CdV non gliel’hai chiesto?
MM no.
CdVe lei? Com’era vestita?
MMbhò? penso in bianco.
CdVnon gliel’hai chiesto?
MMno. Però mi ha detto che hanno mangiato pesce e hanno bevuto bene.
CdVe il viaggio di nozze? Dove vanno?
MMBhò?
CdVMa non gli hai chiesto neanche questo?
MMNo… Però so che l’ha trombata bene!

Che dire. Penso che l'unico motivo per il quale la razza umana sia riuscita ad evolversi fino ai nostri giorni è perchè in fondo, a noi maschietti piace averle accanto, respirare il loro profumo, accarezzarle, guardarle cullare i nostri cuccioli. Anche se a volte preferiremmo lo facessero in silenzio.

mercoledì 6 giugno 2007

Pezzi di me...

Come ogni buon palermitano all'estero (o in-continente come si direbbe dalle mie parti) sa bene, esistono solo due modi per placare lo spinno di rosticceria quando ti assale:
a) Recarsi a Malpensa e prendere un aereo che lo riporti in patria. Dire una preghiera in volo per aiutare il pilota a centrare la pista dell'aeroporto. Dirigersi baldanzoso verso il baracchino dell'autonoleggio per affittare una macchina. Aspettare che l'addetto torni dalla pausa caffè. Ritirare la macchina facendo presente che il bozzo sulla carrozzeria c'era già da prima. Imboccare l'autostrada per Palermo. Districarsi nel traffico della circonvallazione. All'altezza del ponte di via Belgio girare per lo stadio, ricordandosi che in città la precedenza non è obbligatoria ma solo a totale discrezione di chi guida l'auto che vi incrocia. Dirigersi verso la statua alla volta del bar Alba, o verso la marina al bar Rosanero, o verso il Malaspina dai fratelli Ganci (o se ce la fate, fare un tour di tutti e tre per assaporarne le differenze). Parcheggiare. Pagare il caffè al parcheggiatore abusivo. Entrare nell'agognato eden gastronomico. Sbutriarsi di pezzi come un maiale.
b) Andare al supermercato abituale vicino la propria residenza, comprare il necessario e farseli da solo.

Ora, se anche voi come me non siete un fotografo ricatta vip osannato da Studio Aperto o un idiota senza arte nè parte convinto che il male si possa agevolmente sconfiggere con una pastiglia per lavatrici, ma siete solo degli onesti impiegati che spendono i loro pochi soldi in mutuo, scarpe per i figli e libri, la prima opzione vi risulterà alquanto onerosa dal punto di vista finanziario. Non vi resta altro che scegliere fieri e allegri la seconda opzione (rimandando lo sfondamento live a quest'estate) perché... dove lo mettete il prio di farli voi?
Ora, come ogni buon palermitano sa bene, la pasta dei pezzi non è la solita rozza pasta per la pizza, ma è la pasta delle briosce. Quella soffice, vellutata e zuccherina pasta avuta in eredità dai francesi. Quindi, volendo fare le cose a regola d'arte (almeno questo!), mi preparo per tempo all'evento: la mia prima preparazione della rosticceria in terra straniera!
Inserisco i termini "impasto rosticceria palermo" su google sperando che qualche anima pia abbia inserito la ricetta dell'impasto sul web. Come tutto ormai, nulla sfugge al grande motore yankee. Trovo tre centinaia e oltre di risulati più o meno attinenti. Inizio a filtrare tutte le minchiate scritte dai vari sedicenti cuochi di origine non panormita. Quando avevo quasi perso le speranze... eccola! EUREKA! Lì. Annegata tra i risultati. Nel post di una connazionale emigrata come me, che benedico. Dice che suo cugino lavora in un grande bar di Palermo. Se sia vero o no, poco importa. L'importante è il risultato. Vedo le foto. Sono convincenti. Dice arancinE e non ArancinI. E' la prova definitiva. E' di Palermo. Copio e incollo la ricetta al volo su un foglio word. Ne invio subito una copia alla stampante aziendale. Ritiro il foglio figurandomi già con le mani sulla spianatoia ad impastare quelle piccole delizie salate. Calzoni, rollò, crostini, ravazzate, pizzette.
Chiamo mia moglie: "Amò... l'ho trovata! La ricetta dei pezzi!".
Lei ovviamente capisce subito di cosa sto parlando e come una bambina in attesa di un regalo mi fà "Allora me li fai? Li facciamo? Daiii!! Siii!!".
In fondo basta poco per essere felici. Sabato o domenica ci provo.
Sono le 18.50. E' l'ora di chiudere.

domenica 6 maggio 2007

Microcosmo

Nel film La leggenda del pianista sull'oceano il protagonista, Novecento, vive la sua intera esistenza su una nave da crociera, rifiutandosi sempre di oltrepassare la scaletta. Pur vivendo tra quattro lamiere, la vita gli porge lo stesso l'opportunità di avere un amore, la fama (memorabile il duello all'ultima nota a ritmo di ragtime con il famoso Ferdinand "Jelly Roll" Morton) e persino di continuare la sua stessa vita. Tutto ciò che gli uomini rincorrono per un'intera vita senza mai raggiungerle (e vivendo male per questo) a lui vengono quasi regalate. Lui sa di aver battutto il pianista più bravo al mondo: non occorre che il mondo lo sappia. Lui sa di amare la sua donna: non occorre che lei lo sappia. A lui piace viaggiare, preferisce e continua a preferire sempre il tragitto alla destinazione. E' il suo microcosmo.
Personalmente preferisco scendere ogni tanto: sia per godermi il panorama, sia perché un pò di rischio aiuta a vivere meglio. E se anche non dovessimo riuscire a risalire, pazienza: aspetteremo il prossimo o ricominceremo a costruirlo daccapo.

Come insegna la teoria degli universi paralleli, ogni microcosmo per quanto piccolo possa essere, può rappresentare a sua volta l'universo di altri infiniti microcosmi. Questo è quello che ho creato io, all'interno del mio.

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