mercoledì 17 settembre 2008

Elogio dell'inutile

Vi siete mai chiesti che razza di colore sia il pervinca? Io si, ed è questa una delle differenze tra voi e me: io mi pongo delle domande che nella maggior parte dei casi non servono a nulla e voi no; io utilizzo ancora il punto e virgola per separare due concetti interconnessi tra loro e non solo per fare le faccine sorridenti. Se ad esempio uno per la strada mi fermasse e così, d'amblè, indirizzasse verso il mio cospetto la parola "Blu", ecco che subito i miei occhi comincerebbero a visualizzare le immagini del mio mare siciliano o lo splendido vestito indossato da mia madre nel suo quarantesimo compleanno, e tutto senza che io abbia avuto la benchè minima volontà di farlo. Se lo stesso passante, non pago dell'esperienza precedente, tornasse ad esclamare nella mia direzione la parola "Rosso" ecco che - dopo aver ricevuto da parte mia una testata in pieno volto - il mio cervello o quello che ne è rimasto mi trasporterebbe per esempio nel bel mezzo di una corrida, ma senza Gerry Scotti, o tra le poltrone di quel piccolo cinema di periferia dove per la prima volta vidi un film insieme alla mia compagna di vita. Questo semplicemente perché, che lo vogliate o meno, l'occhio segue le vie che nell'opera gli sono state disposte* e voi non potete farci nulla. Perché il pervinca è un colore, che voi lo vogliate o meno; il pervinca è un fiore che senza alcuna richiesta, semplicemente... fiorisce: e voi non potete farci nulla. Perché se è facile apprezzare la splendida e quanto mai banale rosa rossa spuntata a seguito delle amorevoli cure del giardiniere, è altrettanto difficile apprezzare il meraviglioso sforzo compiuto da quel papavero che ha deciso di crescere ai margini di un campo di grano: egli è l'unica pianta inutile nel mezzo di un omogeneo campo di piante utili, ma il vostro occhio - che voi lo vogliate o meno - non noterà la spiga posta nella quarta fila da sinistra, no, il vostro occhio si poserà proprio sul quel piccolo fiore rosso cresciuto ai margini del campo, tra quelle stesse spighe con le quali morirà nel momento della mietitura, senza che lui o voi possiate farci nulla. Perché l'uomo è un pianista convinto di eseguire la più bella sinfonia mai composta, ma nella maggior parte dei casi il suo pianoforte non ha mai avuto alcun tasto, ed egli non solo non è mai stato in grado di suonare alcuna musica, ma non è stato neanche in grado di saper ascoltare l'assoluto silenzio che un pianoforte senza tasti è in grado di suonare e così, come quelle spighe di cui nessuno si ricorderà mai, morirà insieme al papavero rosso che aveva deciso di crescere sul ciglio della strada. Perché se un orologio rotto segna sempre l'orario esatto almeno due volte al giorno, che voi lo vogliate o meno, un orologio perfettamente funzionante ma sfalsato di qualche centesimo di secondo, in avanti o indietro fate voi, quel sottile piacere di perfezione non lo proverà mai. E così, anche se la pervinca è un colore assolutamente inutile, dopo aver letto queste righe che lo vogliate o meno, la prossima volta che incontrerete un uomo per strada che vi griderà "Pervinca!" voi visualizzerete quel piccolo fiorellino posto in alto a sinistra di questo post e anche in questo caso, non potrete farci nulla.

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[* Paul Klee (1879 – 1940), Pädagogisches skizzenbuch]

venerdì 12 settembre 2008

Italiani brava gente

Allora c'è questo libro, Canne al vento, che io già dal titolo ho pensato che fosse uno spreco, mi spiego? Cioè non vale neanche la pena coltivarla se poi te la fai fumare dal vento e invece inizio a leggerlo e scopro che con il fumo non c'ha niente a che fare. Che poi non lo sto neanche leggendo, ma lo ascolto sulla radio, e quando dico sulla radio intendo proprio di sopra perché sono in macchina, che è anche più comodo. E allora io che sono ignorante lo ascolto e mi piace. Ci stanno queste sorelle che sono tipo nobili ma disgraziate perché gli è morto il padre e un'altra sorella più zoccola si era fatta un macellaio e allora nel paese nessuno se l'è più volute pigliare, tipo che se uno c'ha la sorella zoccola, allora sei zoccola pure tu. Insomma poi c'è questo servo Efix che mischino, poveretto, a queste sorelle ci vuole bene, mi spiego, e per loro coltiva l'ultimo pezzo di pezzo di terra che gli è rimasto. Ora come se tutta questa sfiga non bastasse, ci stanno pure i compaesani che come al solito non si fanno i cazzi loro. E mentre cammino e ascolto, penso a quando dicono che gli italiani sono brava gente, mi spiego? Brava gente un cazzo dico io!
Insomma il pettegolezzo lo abbiamo inventato noi, mi spiego, perché ci piace farci tanto gli affaracci degli altri, sparlare della vicina che c'hà l'amante mentre si aspetta che venga in casa il proprio, ma poi però siamo subito bravi a ritrarre la mano ma chi io? Io non l'ho mai detto... ci mancasse!, ci mancherebbe.
Sempre pronti a ritrattare come se uno la memoria non ce l'avesse. Che infatti io avevo studiato che i fascisti erano gente cattiva che appena dicevi che non eri daccordo, arrivavano gli squadristi e se ti andava bene ti facevano ingoiare litri di olio di ricino che cagavi per un anno castori. Se ti andava male ti ritrovavi morto. E mio nonno mi aveva raccontato che dovevi stare attento a parlare pure con tua moglie a casa tue che se la vicina ti sentiva, gli squadristi li chiamava lei. Che poi io avevo studiato che le leggi razziali le aveva promulgate un italiano. Che io avevo visto sulla rai i documentari in bianco e nero che quanto sto pelato usciva su un balcone, ad applaudirlo c'erano così tanti cristìani che manco a Riccione in agosto. Che onestamente non è che sembrava che a quelle manifestazioni ci andavano per forza. Cioè che se a me mi costringono ad andare per forza in un posto che non mi va, io ci vado però quantomeno sto incazzato. Ma a me nel documentario, mi era sembrato che agli italiani ci piaceva tanto e applaudivano. Ma magari mi sbaglio perchè sono ignorante. E infatti adesso dicono che alla fine poi non era così cattivo, che al pelato lo hanno messo in mezzo, mischino. Ma a me uno che manda a morire migliaia di cristìani che erano ebrei, non mi sembra tanto mischino, anche perché stì poveri cristiani, che erano ebrei, erano italiani come lui. Che se anche ti avevano messo in mezzo e tu hai il dovere di garantire un paese, piuttosto che far morire qualche tuo cittadino, dovresti essere pronto a morire tu. Ma io sono ignorante e certe cose non le capisco. Sono così ignorante che se tipo incontro un cristìano che è mussulmano, sotto casa, io lo saluto e tutti gli italiani, che sono più brava gente di me, mi tàliano male, mi guardano male. Che tipo siccome io lo saluto allora tipo che non mi parlano, gli italiani, perché loro, i mussulmani, dice che hanno ammazzato due palazzi di cristìani, che erano americani. E io, che sono ignorante, certe cose non riesco a capirle. Perché allora tipo all'estero non dovrebbero più salutare i tedeschi, che di cristìani, anche se erano ebrei, ne hanno ammazzati 6 milioni. E anche senza che erano ebrei, bastava che non la pensavano allo stesso modo, che a me non mi sembra una buona ragione per ammazzare uno. E tipo non dovrebbero più salutare neanche gli italiani, che anche loro nel mondo ne hanno ammazzati tanti. E neanche agli americani, che di cristìani in Vietnam, in Iraq e nel resto del mondo e hanno ammazzati tanti pure loro. E neanche i cristiani, quelli veri intendo, che la Chiesa pure ne ha ammazzati tantissimi. E invece loro, gli americani, sono buoni, i tedeschi sono buoni e gli italiani sono brava gente. E io, che sono ignorante, queste cose non riesco a capirle e quando incontro qualcuno, io lo saluto lo stesso.

mercoledì 10 settembre 2008

Lavatrici protoniche

Oggi presso il CERN di Ginevra verrà effettuato il primo giro di prova della lavatrice protonica costata 20 anni di lavoro e innumerevoli risorse. Si tratta del più grande esperimento scientifico mai effettuato e si propone di riprodurre lo scenario avvenuto qualche miliardesimo di secondo dopo il Big Bang che dette origine al tutto.
I soliti pessimisti dicono che una tale accelerazione potrebbe anche creare una serie di piccoli buchi neri che successivamente potrebbero fondersi in uno solo capace di risucchiare il pianeta Terra dal suo interno. Ma in fondo, per altri versi, dissero lo stesso anche per le teorie di Galileo. Pur non di meno, quali sarebbero i comportamenti maschili e femminili di fronte alla fine del mondo? Eccovene alcuni...

I dieci pensieri Maschili sulla fine del mondo

10. E anche quest'anno il Milan non vincerà lo scudetto.
9. Buongiorno, vorrei affittare quella ferrari... si, pago con carta di credito
8. Direttore? Avrei bisogno di dirle due paroline...
7. Dove ho messo il numero di quelle due gemelle giapponesi?
6. 20 anni di studi per un pompino cosmico? Tua sorella ha anticipato il CERN di almeno 2-3 anni.
5. E' colpa del precedente governo Prodi.
4. Dove ho messo il telecomando?
3. Cameriere? Vorrei 20 aragoste alla catalana e 1 fusto di birra, grazie.
2. Amore in passato mi sono fatto tua sorella, tua cugina e la tua migliore amica... hai altri parenti per caso in città?
1. Quasi quasi chiamo Claudia e le chiedo di sposarmi? Uhm... e se poi il mondo non finisce? Meglio non rischiare!

I dieci pensieri Femminili sulla fine del mondo

10. Uffa... non ho nulla da mettermi.
9. Noooo, proprio adesso che avevo trovato quelle deliziose scarpe
8. Fine del mondo? Potevi inventarti una scusa migliore per mollarmi.
7. Dov'è finito quel barattolo di nutella?
6. Bah... Uomini: farebbero di tutto pur di entrare in un buco.
5. Non mi interessa: domani a scuola ci vai lo stesso!
4. Bah.. Uomini: farebbero di tutto pur di essere risucchiati.
3. Con quel culo che si ritrova, Claudia potrebbe otturarlo.
2. Amore... mi dai il numero di tuo fratello?
1. Eh?

A domani... io intanto vado a comprare le sigarette.

mercoledì 20 agosto 2008

Scrivere, ovvero sognare.

Ho sempre sentito la necessità di fissare i miei pensieri su un supporto che mi consentisse anche a distanza di tempo di rileggere i colloqui strampalati che quotidianamente intraprendo con il saggio cappellaio matto che risiede nel mio cervello.
Nel corso degli anni ho scritto dappertutto: bigliettini, post-it, moleskine, quaderni. Una volta ho scritto persino sulla Repubblica, con un bel pennarello rosso, ma poi mia madre usò il giornale per rivestire la lettiera dei gatti. Nel tempo, la penna ha lasciato spazio alla tastiera e la morbida carta si è trasformata in un freddo e lucido monitor, ma l'esigenza è rimasta immutata: scrivere, sognare. Forse la colpa è di quel fastidiosamente melodioso ticchettio della macchina da scrivere che da bambino accompagnava le mie notti.

tip... tic... tlak... tlok
Ricordo la luce della lampada che dallo studio di mio padre filtrava verso la mia camera, attraverso la grande vetrata che separava la mia stanza di allora dalla sua. A volte mi alzavo nel cuore della notte e senza farmi vedere, aprivo piano piano la porta per vedere le sue dita picchiare senza sosta sui tasti della olivetti blu. Ad ogni pressione un omino di metallo si alzava dal suo letto semicircolare e imprimeva la sua lettera sul foglio di carta ben disteso sul tamburo e, a volte, anche sul suo gemello nero, nato dall'unione con il velo di carta carbone che veniva inserito fra i due.
stump... stamp...
Il cestello delle lettere che andava su e giù per consentire l'inserimento delle lettere maiuscole.
crick... clack
La leva bianca che alla fine di ogni riga veniva azionata dalla mano destra per consentire l'inizio di un nuovo pensiero. Punto e a capo.
Io restavo lì sulla porta, immobile, affascinato da quel certosino lavoro di codifica che consentiva il passaggio dalla minuta, scarabocchiata, annotata, cerchiata e vergata a mano ad un foglio di carta pulito, esteticamente perfetto, in carattere Courrier New, come si direbbe oggi. L'unico allora disponibile. E alla fine, se passavi un dito sul foglio, riuscivi a percepirne le asperità: i punti, le virgole, gli accenti, le lettere. Una maggiore affilatura del metallo e una maggiore pressione delle dita faceva in modo che la lettera o dei testi si tramutasse spesso un buchino circolare. Il numero 1 non presente tra i numeri, era abilmente sostituito dalla lettera "elle" minuscola.
Perché lo scrittore è, deve essere prima di tutto un esteta, un attento osservatore ma soprattutto un lettore. "Leggere molto, scrivere molto e pubblicare poco" ripete sempre mio padre e mai come oggi, dove chiunque si è scoperto capace di scrivere un libro, tale frase risulta una assoluta verità.
Oggi, la vera recherche di proustiana memoria non riguarda più le madeleine, ma il ritrovamento in libreria di un buon libro che al termine riesca a lasciare nella memoria del lettore la sensazione di aver finalmente chiuso uno dei tanti cassetti che purtroppo sempre più spesso la gente tende ormai a lasciare aperti o semplicemente ad ignorare. La percezione di aver appagato almeno per un po' la nostra sete. Alla fine di ogni testo dovremmo accorgerci che una piccola parte di noi stessi non è più la stessa, ma è mutata in qualcos'altro e toccherà a noi soli scoprire in cosa. Questo è quello che piace donare a me stesso quando leggo e quando ho la presunzione di scrivere. Scrivere solo a patto di riuscire a percepire durante la lettura le stesse emozioni provate al momento della stesura o illuminarsi di una nuova luce che prima non avevi colto. Ed è proprio questo amore per la carta, per la parola nella sua accezione più alta il più bel regalo che io abbia mai ricevuto da mio padre e mia madre.

Scrivere non è niente di più che un sogno che porta consiglio
[Jorge Luis Borges]


[Nella foto, mio padre, la sua macchina da scrivere e il compianto gatto Raffaele]

mercoledì 30 luglio 2008

L'insostenibile leggerezza di un uccello padulo....

Ci sono giorni in cui il tuo sesto senso di programmatore è in fermento sin dal mattino. Immagini apocalittiche di sistemi al collasso, server che affogano nell'acqua, telefoni che si impiccano con il filo della cornetta passano davanti ai tuoi occhi mentre continui a ripeterti che è solo superstizione. Quella stessa notte un dolore lancinante al tallone ha ulteriormente ridotto il già esiguo quantitativo di sonno che riesci a concederti, costringendoti a zoppicare per tutto il giorno peggio di Dr. House e, cosa ancor peggiore, facendoti comprendere di non avere esattamente i 20 anni ai quali il tuo cervello si è fermato tanto tempo fa. Infine nell'esatto istante in cui il tuo piede - quello buono - ha calpestato la moquette dell'ufficio, uno stormo di uccelli paduli ha iniziato a volteggiare minacciosamente sulla tua testa facendoti intuire che nulla di buono stava per stagliarsi all'orizzonte. Se continua così a breve, a forza di uccelli che cercano di insinuarsi nel mio deretano, al posto delle mie immacolate chiappe mi ritroverò una voliera.
Nel frattempo, oggi mio figlio ha passato due ore sul balcone a godersi la spettacolare vista del camion dei pompieri che con il suo bel colore rosso e la luce lampeggiante, mandava tanti omini su per la scala a risolvere problemi rivelatisi poi inesistenti, dimostrando come le rotture di coglioni di alcuni possono diventare svago per altri.
Ora mi chiedo: ma chi cazzo è che si diverte a vedermi maledire tutti i santi del calendario gregoriano?

mercoledì 23 luglio 2008

Il rischio di essere vivi

Sono una persona loquace, a volte anche logorroica, piena di difetti. Uno dei miei difetti peggiori è l'incostanza, quindi adoro la sintesi perché mi evita di distogliere l'attenzione ma, spesso, è difficile riuscire ad equilibrare le due forze in un perfetto connubio di sapori e quindi, sovente, il piatto della bilancia pende inevitabilmente ora in un senso - lasciandomi sprofondare in pesanti sproloqui - ora nell'altro, sprofondando in uno stato di mutismo che rasenta l'autismo. In tale condizione quel che rimane del mio cervello, libero dai condizionamenti che comportano l'utilizzo della lingua orale, vaga tra i polverosi cassetti dell'ipotalamo alla ricerca di una parola, una sola stringa di caratteri che racchiuda in se il tutto.

Equilibrio

La vita è un brivido che vola via...
è tutto un equilibrio sopra la follia...
[Vasco Rossi - Sally]

il momento perfetto nel quale la somma di tutte le forze agenti in un punto è pari a zero o anche il perfetto dosaggio di ingredienti affinché nessuno di essi possa prevaricare. L'ultimo bottone di Ross, può a mio avviso considerarsi un perfetto esempio di equilibrio comunicativo tra parole e mezzi audiovisivi. Una parola semplice Sogni, un video divertente che racchiude molto più di quel che le immagini esprimono. Presi singolarmente entrambi gli elementi portano uno spirito attento alla riflessione, ma è l'unione carnale tra le due a rappresentare un cocktail esplosivo - fosforo e aria - e la visione, illuminata dalla diversa luce della parola, conduce il cappellaio matto che dorme tra i miei pensieri a svegliarsi e a pormi un semplice quesito: Hai mai davvero sognato nella tua vita?

Sogni

Una volta Chuang-tzu sogna di essere una farfalla, una farfalla che svolazza,
che si sentiva libera e che ignora l’esistenza di Chuang-tzu.
Improvvisamente si risveglia, ed è nuovamente Chuang-tzu.
A quel punto, però, non è più in grado di sapere se è stato Chuang-tzu a sognare di essere una farfalla
o se è stata una farfalla a sognare di essere Chuang-tzu.
[
Chuang-tzu]

Chi o cosa è un sognatore? La migliore definizione che sono riuscito a produrre lo identifica come un essere - la parola uomo mi sembrava troppo riduttiva - pronto ad affrontare qualsiasi fatica e qualsiasi rischio pur di raggiungere lo scopo che si prefigge. Fin qui nulla di strano, ma come in un gioco di scatole cinesi, ecco che in realtà tale definizione ne nasconde al suo interno una ben più complessa: quando si può asserire di aver raggiunto un sogno?
A volte, quando la luce di un caldo mattino d'estate filtra attraverso le persiane e mi ritrovo a letto, accanto alla mia compagna e i piedini della mia piccola peste conficcati nei reni, ripensando a quanti sacrifici è costato ottenere tutto questo - la partenza alla volta di una città sconosciuta con tre sole valige a far da compagne, gli affetti lontani, la sensazione di perdere del tempo che non tornerà mai più - mi convinco che devo aver per forza raggiunto il mio sogno. Ma se è davvero così, se i rischi sono la strada per raggiungere un sogno, allora le incognite, le paure, le angosce che quasi giornalmente mi trovo ad affrontare da dove scaturiscono?

Rischi
A tentare c'è il rischio di fallire.
Ma è necessario affrontare i rischi,

perché il rischio più grande nella vita è non rischiare nulla.
Chi non rischia nulla non fa nulla, non ha nulla e non è nulla. Può evitare la sofferenza e l'angoscia, ma non può imparare, sentire, cambiare, crescere, progredire, vivere o amare. E' uno schiavo, incatenato dalle sue certezze o dalle sue assuefazioni.
Solo chi rischia è libero.
[Leo Buscaglia - Vivere amare Capirsi]



Posso quindi ritenermi un uomo libero sol perché ho rischiato e ho raggiunto lo scopo che mi ero prefissato tempo addietro? No, non può essere così semplice, perché se così fosse vorrebbe dire essere morti, vorrebbe dire non avere più uno scopo, un sogno e un uomo senza sogni è un vile. Nella mia vita ho fatto molte cose delle quali non vado certamente fiero e rischiato altrettante di perdere per sempre o l'involucro esterno che mi contiene o - cosa ancor peggiore - di perdere me stesso. Ma nessuna di tali azioni sono state compiute per viltà. Quindi un nuovo sogno deve per forza aver preso il posto del precedente ma allora... Qual'è il mio nuovo sogno?

Sogni + Rischi = Vita

La vita è fatta di rarissimi momenti di grande intensità e di innumerevoli intervalli.
La maggior parte degli uomini però, non conoscendo i momenti magici, finisce col vivere solo gli intervalli.
[ Friedrich Nietzsche
]

E' quindi questo il tuo nuovo sogno? Torna a domandare il cappellaio matto mentre sparge l'ennesima tazza di tè sul tavolo, sei davvero disposto ad affrontare tutti gli intervalli che la vita ti porrà lungo il cammino per godere di un solo momento magico, anche se questo vorrà dire spingersi verso sentimenti non ancora provati, angosce e paure a te sconosciute, senza la certezza che il momento magico verrà davvero? E così, chiuso nel mio mutismo, trovo in un cassetto quel che cercavo da tempo: il mio sogno è vedere saltare mio figlio il più a lungo possibile, svegliarmi al mattino e vedere il volto della mia compagna sereno, riuscire a mantenere tutto questo. E allora, se l'unico modo di vivere è rischiare io... sono pronto a sognare.

lunedì 21 luglio 2008

Quiz...

Domandina:
perché se la sempre brava Sabina Guzzanti enumera le doti che pensa abbiano permesso alla ministra Carfagna di di conquistare uno scranno in parlamento, i giornali e tutta l'opinione pubblica fanno un pippone durato settimane e se un ministro della Repubblica Italiana si permette di mandare a farsi fottere l'inno nazionale e denigrare i professori del Sud non succede niente a parte una piccola ramanzina in parlamento?

Personalmente, penso che sia più esecrabile il vilipendio di un bene comune all'intera popolazione Italiana o di un'intera classe di lavoratori che da decenni consentono ai virgulti del "cosiddetto Nord" di uscire fuori dalla loro gretta ignoranza che di una - seppur godibile esteticamente - ex-velina. Ma probabilmente, facendo parte del 46% di italiani che non hanno votato il diversamente alto salvatore di tutte le Patrie, mi sbaglio.

Homo tecnologicus

La tecnologia ha deciso di abbandonarmi, ovviamente proprio nel momento in cui ne avevo più bisogno. Un temporale estivo, qualche fulmine che cade in lontananza, l'eco di un tuono che scuote leggermente gli animi ma non i nuovi infissi. Tutto molto poetico se non fosse che la scarica elettrostatica ha messo fuori uso: antenna TV, Parabola SKY e cosa più importante ADSL e Canale Telefonico voce. Ora se per i primi due i componenti di casa si sono adattati a vedere i programmi un po' sgranati propinati dalle reti Mediaset (la rai neanche a parlarne) o in alternativa ad ascoltare la radio come nei bei tempi andati, stessa cosa non può dirsi per internet. E' sempre il solito discorso: quando un qualcosa non ce l'hai non ti manca, ma appena fai solo l'abitudine, ecco che quando ti vien tolta il broncio appare sulle tue labbra come un bambino di tre anni al quale hanno strappato dalle mani il giocattolo preferito - o nel caso della mia Piccola Peste, un pericoloso attrezzo da lavoro quali il metro estensibile, l'avvitatore, il martello, la sega circolare, etc.
Per fortuna, almeno le attività lavorative sono salve grazie ad una scheda UMTS stile bla bla Blasi. Per il resto confidiamo in mamma Telecom e attendiamo che i tecnici del caso vengano a cambiare il/i cavi gentilmente fusi dal cielo.

lunedì 7 luglio 2008

La fiera delle Vanità


Attenzione! Il seguente esperimento scientifico è stato effettuato da personale esperto.

Do not try this at home. Non fatelo a casa!!

Prendete un uomo normalmente pigro e fatelo alzare un sabato mattina alle 7.00 - che ben presto diverranno e 25 con il pretesto dei 5 minuti. Prendete il medesimo ammasso antropomorfo e fategli fare nell'ordine: un trasloco completo di tutta la mobilia, lo scatolame, il bagaglio esiliato mesi prima in un anonimo box nel centro di Milano; montare l'armadio terra- tetto a 5 ante testé traslocato; montare il vecchio e caro talamo nuziale completo di materasso trasportato unitamente al di cui sopra armadio. Al termine fategli aggiustare, sistemare, siliconare quei piccoli dettagli che fanno di una anonima casa, una vera dimora, quindi fatelo riposare 5 minuti mettendolo a sedere su un divano fategli trovare per caso li vicino una copia di Vanity Fair.
Il soggetto guarderà la rivista dapprima con diffidenza, ma alla fine la raccoglierà invogliato dalla foto in copertina, asciugando la bava sulla manica destra della maglietta. Dapprima sfoglierà velocemente in rapida sequenza l'intero contenuto, in cerca di una qualsivoglia forma di vita femminile nuda. Accortosi che la prima ricerca ha dato esito negativo e convinto che tale svista sia dovuta solo all'eccesso di stanchezza, egli ricomincerà a sfogliare una ad una tutte le patinate pagine del suddetto mensile per effettuare una ricerca più approfondita. Alla fine la nostra cavia - che per tutelare la sua privacy chiameremo solo MasterMax - resosi conto dopo quattro minuziose ricerche, che tale rivista NON CONTIENE IMMAGINI DI NUDO FEMMINILE, si accontenterà di una pubblicità di intimo e interrogherà perplesso su tre principali argomenti:

a) a che serve una rivista senza almeno una tetta nuda.
b) come si fa ad inserire un intero articolo su Angelina Jolie inserendo solo foto a primo piano sul volto.
c) Come fanno un paio di mutande a costare 80 euri.

Al termine, il soggetto butterà per terra tale insulsa rivista ed emettendo mugugni simili a quelli del bufalo nero africano si dirigerà verso il balcone grattandosi esterrefatto la porzione di deretano che spunta dal pantaloncino bordeaux, per accendersi l'ennesima sigaretta prima ricominciare a lavorare.

La mutanda più costosa che abbia mai portato è costata 35 mila lire: l'ho indossata per il mio matrimonio e in seguito ha prestato più di 5 anni di onorato servizio.

martedì 1 luglio 2008

La vita è...

... tornare presto a casa la sera dal lavoro per portare tuo figlio al parco. Solo mezz'ora, prima di cena. Vederlo lanciare la macchinina fatta di mattoncini lego dalla cima dello scivolo e ridere con lui quando lo schianto con il selciato la riduce in tanti piccoli pezzetti. La vita è correre insieme a lui sull'erba e leggere nei suoi occhi la felicità di stare semplicemente assieme, dopo una giornata di assenza. Sentirsi sereno come non ti capitava da tanto - troppo - tempo mentre lo osservi rincorrere una farfalla, mentre resti appoggiato al palo dell'altalena e una sigaretta si consuma lentamente tra le tue dita. La vita è sentire papà, sono stanco, andiamo a casetta? e poter tornare con il piccolo campione sulle spalle.

E' questo il senso della mia nuova vita? Spero di si.