mercoledì 15 luglio 2009

V, 11 Luglio 2009

Ho pianto quella notte, come non avevo mai fatto prima, urlando il dolore per la mia morte.
Gridando la rabbia per la mia nascita, ho sbattuto i pugni contro il muro fino a far sanguinare le mani e con le lacrime ho lavato il mio corpo da tutte le mie vite passate, dai paradigmi, gli schemi, le falsità, i concetti astrusi.
Gli stessi occhi che mi hanno donato la morte, mi hanno donato la vita e condotto nel buio attraverso il vuoto.
Non ho più certezze a parte le poche rimaste. Quelle che avevo perso.
Sono un allievo desideroso di apprendere, perché tutto ciò in cui credevo è morto.
E mi sento vivo, come mai prima d'ora.
Ci siamo strappati a vicenda gli occhi, donandocene di nuovi.

A R. che con i suoi occhi mi ha fatto ricordare chi sono.
A P. che con il suo amore, mi ha reso libero.


venerdì 10 luglio 2009

Life...

Stai con me, amore mio, adesso. Domani. Sempre.
Stai con me, luce del mio mattino, affinché la tua luce possa illuminare la mia strada.
Stai con me buio della mia notte, affinché possa perdermi sempre nei tuoi occhi.
Stai con me amore mio, affinché possa avere ancora un'alba da guardare e un tramonto con cui chiudere gli occhi.
Donami sempre il tuo sorriso e non sarò mai più povero.
Disperdi le mie ceneri nella tua anima e vivrò per sempre.

lunedì 6 luglio 2009

Modì

Si adagia la sera
su tetti e lampioni
e sui vetri appannati dei bar
e il freddo ci mangia
la mente e le mani
e il colore dell'ambra dov'è?
ripensa alla luce
e al sole d'Italia
che Dante d'autunno cantò

che io sto vicino a te
e tu sai perché
stai vicino a me
questa notte e domani se puoi

ricordi via Roma
la luna rideva
lì ti ho scelto e voluto per me
mi guardavi e parlavi
dei volti tuoi strani
degli occhi a cui hai tolto l'età
e ora si scioglie la sera
nei pernod, nei caffè
nei ricordi che abbiamo di noi
per amore tradivi
per esister morivi
per trovarmi fuggivi fin qua
perché Livorno dà gloria
soltanto all'esilio
e ai morti la celebrità

ma io sto vicino a te
in silenzio accanto a te
stai vicino a me
questa notte e domani se puoi

questa notte e altre notti
verranno anche se
non sentiremo ancora cantar
ascolteremo la pioggia
bagnarci i colori
e mischiare i miei pensieri nei tuoi
ormai è l'alba e ho paura
di stare a restare
da sola a scordarmi di noi

e allora sto
vicino a te
anche se non vedi che
io son qui vicino a te
questa notte e domani
sarò...


Vinicio Capossela, Modì (1991)

venerdì 3 luglio 2009

Nel blu.

Sono qui, ci sono eppure non sono lo stesso.
La lunga assenza è stata solo l'effetto di un ovvio cambiamento che era in atto, anche se io non lo sapevo ancora.

Ho bisogno di trovare ancora altri occhi per guardare il mondo.
Ho bisogno di rinascere un'altra volta forse.

Devo capire, anche se non so dove andare o come.

Forse da oggi il cielo è un po' più blu come non lo era da quindici anni, forse è solo il tramonto di un'alba iniziata anni fa, forse è solo la quiete prima della tempesta.

Sono qui, pronto a ricominciare un'altra volta e questo per adesso mi basta.

sabato 11 aprile 2009

Il castello di carte

Ore 7.10 il cellulare sul comodino inizia a fischiettare twisted nerve, quella dell'infermiera di Kill Bill 1. Il dito automaticamente schiaccia il tasto posponi. Altri 5 minuti. Sono cintura nera dei 5 minuti.
Ore 7.20, altro fischietto, altri 5 minuti.
Ore 7.25, l'odiosa musica riprende a martellare i miei sensi di colpa: è ora di alzarsi.
Bagno.
Apro l'acqua della doccia per ottimizzare i tempi mentre espleto le funzioni fisiologiche.
Accendo la radio.
Entro nel box doccia.
Silenzio, solo il rumore dell'acqua che picchietta sui vetri.
Una nuovola di fumo avvolge tutto l'ambiente, apro la finestra e mi godo per un attimo la fresca aria del mattino mentre i vapori iniziano a defluire via.
Denti, capelli, gel, deodorante.
Due spruzzate di Acqua di Giò.
Scelgo la camicia, i pantaloni.
Giacca o maglia? Sportivo o elegante?
Un bacio alla mia compagna di vita, uno alla piccola peste.
Ore 7.58 mi dirigo verso la macchina assaporando la prima sigaretta della giornata.
Ore 8.02 sono in macchina. Radio 105 per il PBM fino alle 8.30, poi Radio Capital fino alle 9.00 per la rassegna stampa.
9.10 Bar dell'Ambrogina per il caffè e il cornetto con marmellata appena sfornato.
9.20 Giro verso la darsena, arrivo alla solita via, parcheggio.
Ore 9.25 seconda sigaretta nel traggitto posteggio - ufficio.
Ore 9.30 ufficio.

Tutte le mattine, dal lunedì al venerdì, poco importa se sia inverno o primavera, estate o autunno: un susseguirsi sempre uguale di avvenimenti già prestabiliti scandisce il passare dei mesi e senza rendertene conto, ti accorgi che la neve ha ormai lasciato il posto alle margherite, ed il mondo continua ad andare avanti alimentando sempre più la spirale di odio ed intolleranza.
Eppure..., eppure quando senti avvenimenti come quelli occorsi nei giorni scorsi capisci quanto sei fortunato ad avere una casa ancora in piedi, una macchina senza cumuli di macerie per coperta, una famiglia. Capisci quanto è stato bello alzarsi e potersi fare una doccia calda, mettersi vestiti puliti, poter fare quei 30 km che ti separano dal tuo ufficio.
E tutti, come d'incanto, diventano buoni e fanno a gara per donare ed aiutare quelle povere persone rimaste senza nulla. Foto, libri, mobili, giocattoli, ricordi: tutto sepolto dalla polvere. Una polvere costruita ad arte da persone senza scrupoli che qualche anno prima avevano considerato un rischio accettabile mescolare sabbia marina al cemento al solo scopo di aumentare i guadagni. Le stesse persone che oggi, in un clima di buonismo generalizzato, invocano alla fatalità degli eventi e promettono una ricostruzione veloce, come quella degli anni precedenti. Ma la natura, come Dio, non gioca a dadi. La natura avverte sempre circa le sue intenzioni. A volte l'anticipo è di anni, a volte addirittura di secoli. A volte solo di qualche mese. Eppure noi, sempre sordi, continuiamo a non ascoltare e come in passato continuiamo a nasconderci dietro i numeri, le statistiche, le ragioni economiche. Nel frattempo i ghiacciai continuano a sciogliersi, il clima a diventare sempre più instabile e la terra a tremare.
E tu che in fondo sei rimasto un idealista, vorresti essere li a scavare con le mani, come i tuoi genitori hanno fatto prima di te in Irpinia, in Friuli, a Firenze. Vorresti davvero aiutare quelle persone perché la differenza tra te e loro è solo una manciata di chilometri.
I giorni passano e angeli dalle ali sporche si mescolano gli sciacalli, tutto rigorosamente in diretta nel nome dell'audience.
I giorni passano e tu continui a mandare i messaggini con il cellulare, a prometterti che il mese prossimo farai un'altra donazione, perché in fondo ci credi davvero che qualcosa alla fine, arriverà davvero.
Paole ipocrite vengono pronunciate da uomini immolati all'unico vero e unico dio conosciuto dall'essere umano: il potere.
E così altre promesse vengono fatte, altri uomini assicurano fiducia, ricostruzione, vita eterna, tutto nel nome di un Dio che con loro ha poco a che fare.
Si celebrano funerali utili ai vivi per trovare una scusa, per convincersi di aver onorato la morte, di averle dato la dignità che merita. Ma nella morte non vi è alcuna dignità. La dignità è un sentimento che appartiene soltanto alla vita. I morti avrebbero preferito continuare a studiare, ad accudire i figli, a lavorare, ad amare, ad odiare.
Ma l'unico modo di onorare davvero la morte è vivere per continuare ciò che ad altri è stato negato, brutalmente interrotto. Vivere pensando che in fondo, qui, sulla terra, siamo soltanto degli inquilini e se tutto può crollare da un momento all'altro, come un castello di carte, alle 3.32 di un giorno qualsiasi, tanto vale vivere bene, cercando di costruire qualcosa di buono, davvero.

[foto: Bryan Berg www.cardstacker.com]

venerdì 9 gennaio 2009

Può un solo fiocco di neve fare la differenza?

Avete mai visto un fiocco di neve? Uno vero intendo, di quelli a forma di stella che tutti credono esistano solo nelle vetrine di swaroski. E invece esistono davvero e a me è capitato di incontrarne uno il 29 dicembre scorso, per la prima volta. E' caduto nelle mie mani inguantate al mattino, mentre stavo aprendo la macchina per andare al lavoro. Con l'eleganza di un'etoile è sceso giù dal cielo danzando e roteando leggero senza far rumore, senza dar problemi, sciogliendosi subito dopo l'impatto con il suolo, come se un piccolo artigiano dopo averli confezionati uno per uno si stesse divertendo a buttarli giù solo per divertimento, solo per darmi il bentornato a casa.
Quattordici giorni prima avevamo preso l'aereo per Palermo: erano otto anni che non trascorrevo un natale con la mia famiglia ed era la prima volta che la mia piccola peste lo trascorreva con i nonni di giù, come li chiama lui.
In questi quattordici giorni di ferie dopo più di un anno e mezzo di lavoro a casa e in ufficio, ho visto mia madre sorridere come non la vedevo da anni e forse non l'avevo mai vista, ho visto la felicità negli occhi di mio fratello mentre, esercitando il suo ruolo di zio, alzava Lorenzo in aria. Ho visto la tenerezza di mia cognata mentre comprava un pigiamino per la peste, lo sguardo di un nonno, mio padre, felice di poter vedere il nipotino nel suo studio in carne ed ossa e non solo in fotografia.Ho visto gli occhi di mio figlio illuminarsi davanti al mio mare. Ho incontrato una delle donne più forti e belle che abbia mai incontrato (ma di questo, forse vi parlerò un'altra volta).
Quindi mio caro 2008, io non ti darò colpe. Non ti rimprovererò come hanno fatto tutti, al contrario, non posso che ringraziarti per quanto di buono hai portato nella nostra vita: una casa finalmente sistemata, una nuova macchina, delle buone soddisfazioni lavorative, il sorriso di mia madre, un fiocco di neve perfetto tra le mie mani, sotto casa mia, nel luogo dove per adesso mi piace vivere.

martedì 2 dicembre 2008

Gingle Bells un paio di ciufoli.

Cioè è già dicembre e non me ne sono neanche accorto e voi, caini ma anche abeli che non siete altro non mi avete detto niente, sapendo come notoriamente adori questo periodo: di sostituirlo con una mazzata al giorno sulle pudenda non se ne parla vero?
A dire il vero avevo avuto qualche sentore dell'imminente festività genetliaca nel momento in cui la mia piccola peste domenica scorsa mi ha sfracellato non vi dico cosa per andare a recuperare il nostro bell'albero di natale in rigorosa plastica verissima dalla cantina, ma la mia mente aveva fatto in modo di cancellare l'evento.
Ieri sera invece, rifacendo i conti ed accorgendomi che al 2 del mese lo stipendio è già praticamente bell'è finito ho capito che il nuovo mese già era iniziato. Per farvi capire il Natale genera in me le stesse sensazioni che generano le mestruazioni in una donna: irascibile, intrattabile e intoccabile e con la scheda Mediaworld scaduta, ma almeno non mando nessuno a comprarmi gli assorbenti. L'unica cosa buona è che arriva la tredicesima e si può andare in ferie, d'altronde anche le mestruazioni servono a qualcosa, no? Quindi tra qualche giorno andrò in ferie e dopo quasi più di un anno e mezzo rivedrò i miei genitori, mio fratello e tutti gli amici che ancora si ostinano ad abitare lontano da me, uno per tutti il mio mare. La mia piccola peste festeggerà per la prima volta il natale con i nonni di giù: facendo il calcolo dall'ultima volta che mi sono azzardato ad uniformarmi alla massa di pecore che tornano alla terra natìa per il Natale sono passati otto anni e lui non era ancora neanche nei nostri pensieri. La mia testa continua a ripetermi "ci sarà un cazzo di motivo, no?" ma che volete farci, l'uomo non impara mai dai suoi errori.

A proposito, se qualche bambino mi stesse leggendo: Babbo Natale non esiste (ma non ditelo alla mia piccola peste).

Si, io adoro il fottutissimo periodo natalizio.

mercoledì 19 novembre 2008

Accade anche nelle migliori famiglie...

Una delle convinzioni più radicate nell'animo dei neofiti o comunque non informatici di mestiere è pensare che quell'ammasso di plastica e silicio nutre nei vostri confronti un profondo odio e che se un giorno decide di non avviarsi più è solo perché ce l'ha su con voi. Posso assicurarvi che non è vero e che tale pratica può capitare ed è quasi una prassi normale. Qualche giorno fa infatti anche il mio pc, dopo circa 1 anno di onorato servizio, ha deciso di autocancellarsi tutta la system32 (che per chi non lo sapesse è una delle directory base di Windows XP) lasciando questo omino con un palmo di naso e costringendolo a dover esportare tutta la massa di idee e file verso altri lidi prima di riformattare tutto. L'unica differenza tra un informatico e un non informatico è soltanto che quantomeno per effettuare tali operazioni non ho dovuto concupire nessuno promettendo in cambio i soliti favori sessuali che ogni giorno mi sento offrire dalle mie amiche non informatiche.
L'unica speranza a questo punto è che il pc regga per almeno un altro anno e che le donne non studino mai l'informatica.
Cazzate a parte, sono tornato on line da poche ore e pian piano cercherò di rimettermi in pari ma adesso mi tocca andare a far la spesa. Ci si becca gente!!

mercoledì 12 novembre 2008

IV

Ti vedo crescere ogni giorno che passa e ogni giorno ti vedo diverso, più grande. Tra i capricci e le monellerie della tua età scorgo il tuo carattere forte, deciso, testardo che se da un lato a volte ci fa urlare, dall'altro ci rende orgogliosi di te. Ti guardo mentre salti sul divano nuovo, mentre sei intento a disporre secondo il tuo ordine i libri e i ninnoli della libreria che ormai ci siamo rassegnati a tener così come vuoi tu. Ti osservo mentre giochi nella tua stanza canticchiando le canzoncine della inseparabile radio. L'unico modo per farti comprendere le regole è spiegartele: importele è inutile perché - come tuo padre prima di te - rifiuti ogni imposizione. Oggi compi quattro anni e hai già capito che i libri sono amici inseparabili da rispettare, che un regalo è sempre bello da ricevere e non importa se esso sia un giubbotto o un giocattolo. Auguri piccolo grande uomo e ricorda che ogni volta che lo vorrai, sarò sempre di dietro di te o almeno ci proverò.

mercoledì 5 novembre 2008

Yes, He can...

Barack Obama è il 44mo presidente degli Stati Uniti: onestamente non credevo che quei fottuti yankee fossero capaci di una azione simile.
C'è comunque da dare il merito di questa vittoria anche a Bush: ha ridotto il Paese così male che hanno preferito eleggere il primo afroamericano della storia piuttosto che un altro guerrafondaio.
Questa vittoria spero sia davvero l'inizio di un cambiamento, un cambiamento che porti la gente a capire che ogni persona a prescindere dal suo credo o dal colore della pelle, va presa singolarmente e mai in massa. Lo spero, ma non ho mai creduto nei miracoli.
Sarà interessante vedere adesso la reazione della classe politica italiana: ovviamente il diversamente alto dirà che lui è sempre stato un sostenitore di Obama. Chissà se Calderoli avrà il coraggio di portare a spasso il suo maiale in occasione della prima visita ufficiale del nuovo presidente degli Stati Uniti, un mussulmano. E Borghezio? Meglio non pensarci altrimenti mi ribalto dalle risate.

Buon lavoro Obama!