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sabato 3 aprile 2010

3 Aprile 2010

Per quello che vale, non è mai troppo tardi, o nel mio caso troppo presto, per essere quello che vuoi essere. Non c'è limite di tempo, comincia quando vuoi, puoi cambiare o rimanere come sei, non esiste una regola in questo. Possiamo vivere ogni cosa al meglio o al peggio, spero che tu viva tutto al meglio, spero che tu possa vedere cose sorprendenti, spero che tu possa avere emozioni sempre nuove, spero che tu possa incontrare gente con punti di vista diversi, spero che tu possa essere orgogliosa della tua vita e se ti accorgi di non esserlo, spero che tu trovi la forza di ricominciare da zero.

Dal film "Il curioso caso di Benjamin Button"
tratto da una short story di
Francis Scott Fitzgerald

venerdì 22 gennaio 2010

The butterfly effect

Sono appena uscito da una riunione con degli strani personaggi vestiti in maniera buffa.
Ho detto la stessa cosa anche sabato scorso, quando ho portato mio figlio al circo per la prima volta e io odio essere ripetitivo.
Era un piccolo circo di periferia, di quelli a conduzione familiare nei quali la bigliettaia fa lo spettacolo con le colombe, la ragazzina dei popcorn fa il numero con gli hula op e il clown nei momenti liberi aiuta a liberare il palco.
Non che tutti i circhi di periferia debbano avere per forza gli stessi spettacoli con bigliettaie, colombe, hula op e clown, intendiamoci. Solo il mio, credo.
Per quanto ne so, magari tutti i circhi di periferia si sono riuniti in una specie di sindacato dei circhi di perferia con regole ferree e inderogabili secondo le quali le donne nei circhi di periferia possono fare solo le bigliettaie e gli spettacoli con le colombe e per vendere i pop corn occorrono ragazzine di 14 anni che sappiano far girare hula op.
Se sai fare i pop corn e non sai far girare gli hula op, niente da fare, sei fuori.
Se nasci con la faccia da pirla puoi fare il fachiro.
Non lo saprò mai a meno di non adare a vedere un altro circo di periferia ed avere così la conferma, ma dubito che sputtanerò di nuovo i soldi di mio cognato per comprare i biglietti di ingresso ad un circo di periferia in un altro paese.
Solo grandi città d'ora in poi.
Eppure ci siamo divertiti e per la prima volta ho accarezzato un boa che sapeva di borsetta.
Finora avevo toccato solo vacche che sapevano di scarpe con un boa nella borsetta sotto forma di dildo. Ovviamente per motivi professionali. Il boa del circo aveva dimensioni più ridotte.
Un vecchio ha continuato per tutta la riunione a tossire e sputare nel fazzoletto come un lama, il che è insolito. I lama del circo non hanno sputato neanche una volta.
E puzzavano meno.
Mio nipote è rimasto affascinato dal fachiro.
Un tipo con la faccia conforme alle regole imposte dal sindacato che con due spiedini di marshmallows infuocati prima si è depililato gli avambracci e poi se li è cacciati in gola, il tutto cercando di restare in bilico su una panca posta sopra un cilindro.
Praticamente ciò che faccio ogni giorno. A parte depilarmi gli avambracci.
Per quello solitamente utilizzo un comodo e pratico scoiattolo albino dell'entroterra iraniano.
Al termine della riunione siamo stati tutti concordi sul fatto che la relatrice pur non avevendo colombe a sua disposizione, ci sapeva davvero fare con gli uccelli.
Peccato non ci fossero i pop corn e la ragazzina degli hula op anche se ad essere sincero, personalmente preferisco il fluimucil.

"Questo circo è già pieno in due, non aumentiamo il numero degli squilibrati!"
(Bolt - Un eroe a quattro zampe)

Ok mi sono inventato tutto. Tranne il boa, quello l'ho toccato davvero. Sapeva di stivali.

venerdì 31 luglio 2009

L'essenziale è invisibile agli occhi

Così il piccolo principe addomesticò la volpe. E quando l'ora della partenza fu vicina:
"Ah!" disse la volpe, "... piangerò".
"La colpa è tua", disse il piccolo principe, "io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi..."
"È vero", disse la volpe.
"Ma piangerai!" disse il piccolo principe.
"È certo", disse la volpe.
"Ma allora che ci guadagni?"
"Ci guadagno", disse la volpe, "il colore del grano".
Poi soggiunse: "Và a rivedere le rose. Capirai che la tua è unica al mondo. Quando ritornerai a dirmi addio, ti regalerò un segreto".
Il piccolo principe se ne andò a rivedere le rose.
"Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente", disse. "Nessuno vi ha addomesticato, e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre. Ma ne ho fatto il mio amico ed ora è per me unica al mondo".
E le rose erano a disagio.
"Voi siete belle, ma siete vuote", disse ancora. "Non si può morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perché è lei che ho innaffiata. Perché è lei che ho messa sotto la campana di vetro. Perché è lei che ho riparata col paravento. Perché su di lei ho uccisi i bruchi (salvo i due o tre per le farfalle). Perché è lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perché è la mia rosa".
E ritornò dalla volpe.
"Addio", disse.
"Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi".
"L'essenziale è invisibile agli occhi", ripetè il piccolo principe, per ricordarselo.
"È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante".
"È il tempo che ho perduto per la mia rosa..." sussurrò il piccolo principe per ricordarselo.
"Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa..."
"Io sono responsabile della mia rosa..." ripetè il piccolo principe per ricordarselo.

[Da Il piccolo Principe - Antoine de Saint-Exupéry, cap. XXI]

giovedì 16 luglio 2009

La mia strada

E ora la fine è vicina
E quindi affronto l'ultimo sipario
Amico mio, lo dirò chiaramente
Ti dico qual è la mia situazione, della quale sono certo

Ho vissuto una vita piena
Ho viaggiato su tutte le strade
Ma più. Molto più di questo
L'ho fatto a modo mio

Rimpianti, ne ho avuti qualcuno
Ma ancora, troppo pochi per citarli
Ho fatto quello che dovevo fare
Ho visto tutto senza risparmiarmi nulla

Ho programmato ogni percorso
Ogni passo attento lungo la strada
Ma più, molto più di questo
L'ho fatto a modo mio

Sì, ci sono state volte, sono sicuro lo hai saputo
Ho ingoiato più di quello che potessi masticare
Ma attraverso tutto questo, quando c'era un dubbio
Ho mangiato e poi sputato
Ho affrontato tutto e sono rimasto in piedi
L'ho fatto a modo mio

Ho amato, ho riso e pianto
Ho avuto le mie soddisfazioni, la mia dose di sconfitte
E allora, mentre le lacrime si fermano,
Trovo tutto molto divertente

A pensare che ho fatto tutto questo;
E se posso dirlo - non sotto tono
Oh No, oh non io.
L'ho fatto alla mia maniera

Cos'è un uomo, che cos'ha?
Se non se stesso , allora non ha niente
Per dire le cose che davvero sente
E non le parole di uno che si inginocchia
La storia mostra che le ho prese
E l'ho fatto a modo mio

--
Frank Sinatra - My Way (1969)
Scritta da: Paul Anka, Claude Francois, Gilles Thibault, Jacques Revaux

mercoledì 15 luglio 2009

V, 11 Luglio 2009

Ho pianto quella notte, come non avevo mai fatto prima, urlando il dolore per la mia morte.
Gridando la rabbia per la mia nascita, ho sbattuto i pugni contro il muro fino a far sanguinare le mani e con le lacrime ho lavato il mio corpo da tutte le mie vite passate, dai paradigmi, gli schemi, le falsità, i concetti astrusi.
Gli stessi occhi che mi hanno donato la morte, mi hanno donato la vita e condotto nel buio attraverso il vuoto.
Non ho più certezze a parte le poche rimaste. Quelle che avevo perso.
Sono un allievo desideroso di apprendere, perché tutto ciò in cui credevo è morto.
E mi sento vivo, come mai prima d'ora.
Ci siamo strappati a vicenda gli occhi, donandocene di nuovi.

A R. che con i suoi occhi mi ha fatto ricordare chi sono.
A P. che con il suo amore, mi ha reso libero.