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venerdì 11 novembre 2011

Anno XXXVII, Vita V

Mi ci è sempre voluto un po' di tempo per abituarmi ad alcune cose, come scrivere l'anno corretto sulle date dei documenti o accettare di essere diventato padre. Se per la prima mi ci vogliono circa due mesi, per la seconda mi ci sono voluti dai tre (per la prima piccola peste) ai sei mesi (per la seconda a.k.a. baby Hermann).
I compleanni sono una di queste.
Tranne rarissimi casi per i quali posiziono con largo anticipo post-it, sveglie e allarmi per evitare pesanti ritorsioni e salvaguardare la mia incolumità, per tutti gli altri arrivo sempre in ritardo di qualche giorno e gli amici, quelli veri, lo sanno e ormai non ci fanno più caso.
Il mio non fa eccezione per cui capita che mi ricordi, o meglio, accetti di avere l'età anagrafica che riporta la mia carta d'identita in media due o tre mesi dopo il genetliaco, e così da un momento all'altro arriva il momento in cui ne prendo atto.
Quindi oggi dopo soli 50 giorni di ritardo, mi sono accorto di avere ormai attraversato per 37 volte i due passaggi successivi del Sole allo Zenit di uno stesso tropico.
Come da ormai consolidata prassi di questo diario, cosa dire sul numero Trentasette che già non sappiate?
Potremmo ad esempio cominciare con il dire che Trentasette è un numero primo irregolare poiché non divisibile per il numero di classe associato al suo p-campo ciclotomico e che è l'unico numero di due cifre che moltiplicato per la somma delle sue cifre dia un prodotto uguale alla somma dei cubi di tali cifre.
Il Trentasette ha poi uno strano rapporto con il numero ventisette sia perché 1/37 = 0,027027027..., e 1/27 = 0,037037037..., sia perché se un multiplo di tre cifre di 37 viene ciclicamente permutato, per esempio 481 diventa 148 o 814, allora i numeri risultanti sono ancora multipli di 37 e l'unico altro numero che ha questa proprietà nell'ambito delle tre cifre è per l'appunto il 27.
Se in chimica rappresenta il numero atomico del Rubidio(Rb), in medicina è la temperatura media corporea dell'essere umano.
Nelle roulette dei casinò sono presenti trentasette scanalature che consentono alla pallina di incanalarsi nei numeri ed ai giocatori di sognare, nel lotto il 37 corrisponde al monaco e nei prefissi telefonici 0037 era usato dalla Repubblica Democratica Tedesca (DDR), sostituito dopo la riunificazione della Germania dallo oo49 usato della Repubblica Federale e mai più riutilizzato.
In questo trentaseiesimo anno appena trascorso, settimo da padre, dodicesimo da marito, il secondo della mia quinta vita, ho ottenuto dei buoni ritorni lavorativi, cambiando anche tipologia lavorativa e cercando di barcamenarmi per quanto potevo tra casa e lavoro; ho visto dei bellissimi film, ripreso ad andare in piscina dopo aver ritrovato la forma fisica di un tempo ed avviato un bell'acquario che ogni sera mi ragala qualche momento di relax.
Ho sperato che la situazione politica cambiasse rendendomi sempre più conto di essere un inguaribile sognatore e gioito per i recenti sviluppi.
Per il resto... ho solo vissuto cercando di garantire alla mia compagna e alle pesti una casa calda e un pasto caldo e visti i tempi, non è poco.


Le mie mani odorano di te, di te ricordano ogni curva, ogni piega del corpo.
Dovessi diventar cieco domani avrei già visto tutto ciò che volevo vedere: i tuoi sorrisi, le tue labbra socchiuse nell'assaporare il piacere di quell'attimo fugace alla tenue luce della candela, tremante, i tuoi occhi.
E i tuoi sospiri, i tuoi silenzi e le parole mai dette riecheggiano nelle mie orecchie.
Se non fossi mia ti chiederei 100, 1000 volte di diventarlo.
Ogni giorno.

(M.Z, 10/4/2010)


giovedì 23 settembre 2010

Anno XXXVI, Vita V

Cosa dire sul numero Trentasei, a parte essere il quadrato del numero 6, a sua volta numero perfetto? Bhè, potremmo ad esempio cominciare con il dire che si tratta di un numero semi-perfetto poiché è uguale alla somma di quasi tutti i suoi divisori; il ché lo fa rientrare altresì nella famiglia dei numeri di Harshad vista la sua divisibilità per la somma dei due numeri che lo compongono.
Trentasei è il numero atomico del kripton (Kr), il numero di tasti neri di un pianoforte e il prefisso internazionale dell'Ungheria.
Il 36° Articolo della Costituzione Italiana recita: "Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa" ma come purtroppo sempre più spesso notiamo, non sempre esso viene ad essere rispettato.
Se decideste di fare un viaggio e inseriste le coordinate 36°36'N 36°36'E sul vostro navigatore satellitare, vi ritrovereste in un desolato campo montuoso nei pressi di Karri in Turchia, mentre se foste a Parigi, al 36 de Quai des Orfèvres, lungo la Senna, trovereste la storica sede della polizia della capitale.
Tutte le mamme, a Parigi o in qualsiasi altra parte del mondo, alla trentaseiesima settimana di gestazione sono ormai arrivate al termine del loro cammino e attendono impazienti di conoscere da un momento all'altro la propria creatura.
In questo mio trentaseiesimo anno di età, undicesimo da sposato, sesto da padre, il primo della mia quinta vita, ho visto muovere i primi passi di Manuelito, ho visto varcare per la prima volta la soglia delle elementari al mio piccolo grande uomo, ho visto gli occhi della mia compagna come mai prima d'ora e ho imparato che alcune cose non vanno chieste, ma semplicemente prese.
E mai come adesso, mi ritrovo più giovane di tanti anni fa.
Dimenticavo, se dovesse capitarvi di sognare delle nacchere ('e Ccastagnelle), giocate il 36.


[Per quello che vale, non è mai troppo tardi, o nel mio caso troppo presto, per essere quello che vuoi essere. Non c'è limite di tempo, comincia quando vuoi, puoi cambiare o rimanere come sei, non esiste una regola in questo. Possiamo vivere ogni cosa al meglio o al peggio, spero che tu viva tutto al meglio, spero che tu possa vedere cose sorprendenti, spero che tu possa avere emozioni sempre nuove, spero che tu possa incontrare gente con punti di vista diversi, spero che tu possa essere orgogliosa della tua vita e se ti accorgi di non esserlo, spero che tu trovi la forza di ricominciare da zero.]
Dal film "Il curioso caso di Benjamin Button"


mercoledì 23 settembre 2009

Anno XXXV, Vita V

Poche sono le cose da dire sul numero Trentacinque, a parte il fatto di essere il quinto numero pentagonale, che può essere scritto come somma di numeri primi dispari in 35 modi diversi e come somma di numeri primi in 35 x 5 modi diversi, che nella smorfia napoletana rappresenta l'uccellino e che indica il numero dei millimetri di larghezza della pellicola cinematografica.
Poco davvero eppure per me rappresenta tanto.
Nel corso dell'anno appena trascorso ho aggiunto una nuova vita al mio percorso, la quinta. Un nuovo figlio alla mia vita, il secondo e cosa non meno importante ho ritrovato la persona che per prima mi ha addomesticato, come direbbe il piccolo principe, più di vent'anni fa.
Ho dato per scontato tante, forse troppe cose per fretta, per volontà di rivalsa, di vittoria, di aiutare il prossimo, di aggiustare da solo il mondo.
Forse in parte ci sono riuscito, in parte no, ma come Atlante ho caricato troppo sulle mie spalle ed alla fine ne sono rimasto schiacciato dal peso.
Ho voglia di ricominciare, di intraprendere nuove strade, nuove abitudini. Di vedere il mondo con occhi ancora diversi. Ho voglia di guardare negli occhi la mia compagna di vita e perdermi in lei. Ho voglia di ridere del futuro con la mia piccola stella ritrovata. Ho voglia di vita.

[Chi non comprende che la vita è una ripresa,
e che in questo consiste tutta la bellezza della vita,
merita soltanto il destino che l'attende: perire.]
(S. Kierkegaard, "La ripresa", 1843)

venerdì 9 gennaio 2009

Può un solo fiocco di neve fare la differenza?

Avete mai visto un fiocco di neve? Uno vero intendo, di quelli a forma di stella che tutti credono esistano solo nelle vetrine di swaroski. E invece esistono davvero e a me è capitato di incontrarne uno il 29 dicembre scorso, per la prima volta. E' caduto nelle mie mani inguantate al mattino, mentre stavo aprendo la macchina per andare al lavoro. Con l'eleganza di un'etoile è sceso giù dal cielo danzando e roteando leggero senza far rumore, senza dar problemi, sciogliendosi subito dopo l'impatto con il suolo, come se un piccolo artigiano dopo averli confezionati uno per uno si stesse divertendo a buttarli giù solo per divertimento, solo per darmi il bentornato a casa.
Quattordici giorni prima avevamo preso l'aereo per Palermo: erano otto anni che non trascorrevo un natale con la mia famiglia ed era la prima volta che la mia piccola peste lo trascorreva con i nonni di giù, come li chiama lui.
In questi quattordici giorni di ferie dopo più di un anno e mezzo di lavoro a casa e in ufficio, ho visto mia madre sorridere come non la vedevo da anni e forse non l'avevo mai vista, ho visto la felicità negli occhi di mio fratello mentre, esercitando il suo ruolo di zio, alzava Lorenzo in aria. Ho visto la tenerezza di mia cognata mentre comprava un pigiamino per la peste, lo sguardo di un nonno, mio padre, felice di poter vedere il nipotino nel suo studio in carne ed ossa e non solo in fotografia.Ho visto gli occhi di mio figlio illuminarsi davanti al mio mare. Ho incontrato una delle donne più forti e belle che abbia mai incontrato (ma di questo, forse vi parlerò un'altra volta).
Quindi mio caro 2008, io non ti darò colpe. Non ti rimprovererò come hanno fatto tutti, al contrario, non posso che ringraziarti per quanto di buono hai portato nella nostra vita: una casa finalmente sistemata, una nuova macchina, delle buone soddisfazioni lavorative, il sorriso di mia madre, un fiocco di neve perfetto tra le mie mani, sotto casa mia, nel luogo dove per adesso mi piace vivere.

mercoledì 12 novembre 2008

IV

Ti vedo crescere ogni giorno che passa e ogni giorno ti vedo diverso, più grande. Tra i capricci e le monellerie della tua età scorgo il tuo carattere forte, deciso, testardo che se da un lato a volte ci fa urlare, dall'altro ci rende orgogliosi di te. Ti guardo mentre salti sul divano nuovo, mentre sei intento a disporre secondo il tuo ordine i libri e i ninnoli della libreria che ormai ci siamo rassegnati a tener così come vuoi tu. Ti osservo mentre giochi nella tua stanza canticchiando le canzoncine della inseparabile radio. L'unico modo per farti comprendere le regole è spiegartele: importele è inutile perché - come tuo padre prima di te - rifiuti ogni imposizione. Oggi compi quattro anni e hai già capito che i libri sono amici inseparabili da rispettare, che un regalo è sempre bello da ricevere e non importa se esso sia un giubbotto o un giocattolo. Auguri piccolo grande uomo e ricorda che ogni volta che lo vorrai, sarò sempre di dietro di te o almeno ci proverò.

martedì 23 settembre 2008

Anno XXXIV, Vita IV

Trentaquattro era un numero molto caro agli alchimisti per le sue proprietà particolari. Ad esempio è la costante magica all'interno del quadrato magico 4x4, riportato anche all'interno dell'incisione Melancholia I di Albrecht Dürer.
E' il nono numero della successione di Fibonacci e il sesto in quella di Markov.
L'inesattezza della formula φ(x)=34 lo rende un numero nontotiente e al contempo, l'impossibile eguaglianza x-φ(x)=34 lo rende altresì un numero noncototiente.
E' il numero atomico del Selenio, nella smorfia napoletana corrisponde alla testa e digitandolo sulla tastiera telefonica il prefisso 0034 raggiungeremo la Spagna. Infine, se dalla nostra libreria preleviamo il Conte di Montecristo, potremo notare che 34 è il numero di prigioniero assegnato ad Edmond Dantès.
Per me è solo un anno in più: il quarto da padre, il nono da marito e da milanese I miei trentatré anni non sono stati poi così male perché hanno visto concretizzarsi molte delle idee e degli obiettivi che mi ero prefissato, speriamo che anche questo nuovo numero che il contatore anagrafico ha deciso di incrementare oggi non mi dia troppi grattacapi .

[34ma regola di Internet: Se esiste X allora in Internet esiste pornografia basata su X.]

domenica 27 gennaio 2008

27 Gennaio 1945

Oggi ho solo voglia di non dimenticare.
Non dimenticare l'abominio della mente umana.
Oggi tra i miei tatuaggi, immagino un numero sul braccio sinistro, che pulsa, che grida di dolore e rabbia.
Oggi indosso un triangolo rosa, marrone, rosso, nero, indaco. Una stella di David gialla è appuntata sul mio petto.
Ma l'uomo non impara dai propri errori. E oggi come allora, assistiamo inermi ad altri campi. Appuntiamo mentalmente altri triangoli al petto di altri fratelli, di altre sorelle. Commemoriamo gli esseri (non mi viene altro termine) che promulgarono le leggi razziali definendoli statisti.
Figlio mio, quando sarai grande ti racconterò quello che appartenenti alla la tua, alla mia, la nostra razza fecero tanti anni fa. Te lo racconterò per aiutarti a capire e a fare le giuste scelte. Per aiutarti a capire che l'odio non porta mai a nulla, che tutti gli uomini sono, devono essere gli stessi ai tuoi occhi. E se tu lo capirai, io mi sentirò sollevato perché tu, figlio mio, non apparterrai a loro, le uniche persone che occorre davvero odiare.

« Mai dimenticherò quella notte, la prima notte nel campo, che ha fatto della mia vita una lunga notte e per sette volte sprangata.
Mai dimenticherò quel fumo.
Mai dimenticherò i piccoli volti dei bambini di cui avevo visto i corpi trasformarsi in volute di fumo sotto un cielo muto.
Mai dimenticherò quelle fiamme che bruciarono per sempre la mia Fede.
Mai dimenticherò quel silenzio notturno che mi ha tolto per l’eternità il desiderio di vivere.
Mai dimenticherò quegli istanti che assassinarono il mio Dio e la mia anima, e i miei sogni, che presero il volto del deserto.
Mai dimenticherò tutto ciò, anche se fossi condannato a vivere quanto Dio stesso. Mai. »

(Elie Wiesel, tratto da La notte. Wiesel fu rinchiuso ad Auschwitz all'età di 16 anni)

lunedì 12 novembre 2007

III

Tre anni fa avevo la barba lunga. Avevo deciso di non tagliarla finché tu non fossi venuto al mondo. Alle 7.09 hai cambiato le nostre vite per sempre. Tre anni fa ero un bambino che teneva in braccio un neonato e non sapeva cosa fare. Ho sbagliato, mi sono ricreduto, ho capito cosa fare poco alla volta. Era un'altra vita. Cerchiamo di insegnarti cosa conta davvero nella vita, ma forse abbiamo imparato più cose noi da te che tu da noi. Sono cresciuto con te, per te e ogni giorno continuiamo a farlo insieme.
Tre anni fa venivi al mondo tra le urla (tue) e i pianti (nostri). Qualche ora dopo dormivi tra le braccia di tua madre e io, guardandovi, pensavo che foste il più bel quadro che avessi mai visto. Hai affrontato tutte le sfide che la vita ti ha messo di fronte come un gladiatore, per poi tornare a giocare come quello che sei: un bambino.
Non ti piace la cioccolata, odi la nutella, preferisci le patatine o il panbu come tu chiami il pane e burro. Porti a scuola i tuoi giocattoli per regalarli ai tuoi amichetti. Per te tutti i bimbi sono uguali. Non vedi alcun colore sulla loro pelle, alcuna differenza nel loro fisico. Sono solo altre piccole pesti come te con le quali giocare. Per te è normale che sia così e per questo (e tanto altro) sono orgoglioso di te.
Buon compleanno mia piccola peste. Scusa questo papà a volte imbranato ma io ce la sto mettendo tutta.

domenica 30 settembre 2007

La doccia nella vecchia fattoria

Durante la settimana, la doccia per me è semplicemente uno dei processi della catena di montaggio che consentono al mio corpo di passare dallo stato di morte apparente che assumo durante il sonno, allo stato di semi incoscienza con la quale mi trascino fumando verso il box auto. Stato che per mia fortuna va via via dissipandosi nel momento in cui infilo il casco e i guanti prima di salire in moto. Il sabato è ovviamente il giorno da dedicare alle faccende da sbrigare: la spesa, le scarpe da comprare alla piccola peste, le bollette da pagare, il salto al Castorama per comprare questo o quello, eccetera, eccetera. Poi, inaspettata arriva lei, la signora di tutti i giorni: la domenica. In quel giorno speciale, la linea di produzione è ferma e per una volta è il cervello a svegliare tutti gli altri organi (e non i reni come accade nel resto della settimana). La mia compagna di vita sa che se c'è una cosa che adoro fare è dormire con la radio accesa e così alle 08:01, quando Lorenzo inizia a reclamare a gran voce la sua colazione al grido di latte! latte! Mamma sveglia! la sento darmi un bacio prima di alzarsi e dirigersi, chiudendo la porta della camera da letto, verso la cucina con il piccolo braveheart al seguito. Io rimango giacente lì, in uno stato di sonno cosciente ad ascoltare musica fino al momento in cui, ormai sazio, decido di rimettere i piedi per terra. Un lungo e rumoroso sbadiglio degno di un orso che si ridesta dal letargo avverte i coinquilini del mio risveglio. Un rapido passaggio dal bagno per consentire al guerriero di tornare nello stato di quiete e quindi dalla cucina, per carpire un bacio dalla splendida donna che già da qualche ora è indaffarata a sistemare i bagordi della sera prima. In attesa che il caffè spanda i suoi aromi per la casa e si palesi magicamente trasportato dalla mia geisha, mi siedo sulla poltrona in pelle nera della mia scrivania, recente acquisto della scuderia, per un rapido sguardo alla blogosfera. Un commento qui, una risata lì e il momento delle abluzioni è finalmente arrivato. Trovo il piccolo uomo nella vasca intento a simulare un motore fuoribordo spernacchiando l'acqua del bagnetto. Una risata, una carezza ed entro nel box doccia dove l'acqua calda questa volta non serve a riattivare le sinapsi, ma solo a coccolare me stesso. La piccola peste intanto canta iaaa, iaaa, ooohh e decido di unirmi volentieri al coro. Così, tra uno shampoo e un'accurata strigliatura di ascelle e pudenda, il bagno viene inondato dagli animali dello zio Tobia: il cavallo, il cane, la mucca e l'asinello da me nominati vengono seguiti dal regolare verso emesso dal piccolo uomo in infusione. Esco, mi avvolgo nel telo da bagno e mi dirigo verso lo specchio per espletare quella biblica condanna che affligge noi uomini: la barba. Sì perché se le donne hanno le loro cose, noi maschietti abbiamo la rasatura. L'unica differenza è che quando abbiamo la peluria incolta per pigrizia o come nel mio caso, semplicemente per recuperare qualche minuto di sonno al mattino, non possiamo addurre scuse da sindrome prerasatura. A volte non so se preferirei avere le mie cose: d'altronde stando alle pubblicità al gentil sesso basta un bell'assorbente alato e via giù con il paracadute prima di accompagnare i figli a scuola. Lorenzo assiste divertito alla scena del mio volto che viene riempito di soffice schiuma bianca dal pennello e quindi al rasoio che asporta via l'odiosa escrescenza tricotica. Poi la crema dopobarba, il gel sui capelli, il deodorante per l'ascella perché va bene essere maschi unti e muscolosi, ma l'ascellazza puzzosa mi sembra eccessiva, e sul mio volto riappare lo sguardo sereno di un tempo.
Mi dirigo verso la cucina per preparare il pranzo: oggi vista la fredda giornata una polenta e sugo sembra l'ideale. Mescolo gli aromi alla carne e dopo la sua tostatura nella cipolla, aggiungo un po di buon vino rosso e di quel meraviglioso prodotto del sole siciliano chiamato estratto di pomodoro del quale ogni anno non dimentico mai di portare con me una piccola scorta. Lorenzo mangia in soggiorno davanti i cartoni, noi ci concediamo un tête-à-tête in cucina. Al termine caffè con uno schizzo di sambuca e quindi come un vecchio leone mi adagio sul divano, pronto a concedermi la meritata pennica. Scelgo il programma adatto su sky che non abbia nulla a che fare con l'odiato calcio ovviamente. Trovo un programma sui costruttori di motociclette che mi sembra ideale. La piccola peste è nella sua stanza a giocare. Al mio risveglio un innaturale silenzio avvolge la casa, segno che il guerriero è a riposo. Preparo un tè da sorbire in attesa della ripresa delle ostilità. Mi seggo al computer e scrivo un post su questa domenica che sta lentamente volgendo al termine. Mia moglie è serenamente sdraiata sul divano davanti il televisore: è il suo turno. Se dovessi ricordare un bel giorno credo che quello di oggi entrerebbe di diritto nelle nomination. Ieri io e la mia amante, donna, compagna di vita abbiamo compiuto otto anni di matrimonio. Otto anni che a me sembrano otto giorni dove il tempo è scivolato via come gli orologi di Dalì. Otto anni in cui l'ho vista divenire sempre più bella, più donna. Vorrei che lo stesso copione di oggi andasse in scena più spesso, ma so che non è possibile. L'unica cosa che posso fare è conservarne il ricordo, per sempre.

[Foto]: Persistenza della memoria, Salvator Dalì 1931. Museum of Modern Art New York

domenica 23 settembre 2007

Anno XXXIII, Vita IV

Trentatré è un numero naturale posto dopo il 32 e prima del 34. Nell'immaginario collettivo è spesso associato al numero degli anni di Cristo o al numero suggerito dal medico per auscultare il paziente. Pochi sanno che è allo stesso tempo un numero difettivo, un numero triangolare e il numero atomico dell'arsenico (As). Alcuni forse lo ricordano perché è il numero di trentini che entrarono a Trento trotterellando in un famoso scioglilingua, ma è anche il numero di canti nei quali è divisa la Divina Commedia, il numero delle consonanti contenute nell'alfabeto Hindi e il numero di vertebre di una normale colonna vertebrale umana. Qualche anno fa (ad esempio trentatré) i ragazzi ascoltavano nei mangiadischi i 33 giri, cioè i dischi letti dai grammofoni con velocità di rotazione di 33.333 giri al minuto, mentre impostando sul satellite le coordinate 33°33'N si arriverà nella città di Bagdad.
Tre anni meno tre mesi fa ho conosciuto una persona speciale che mi ha cambiato per sempre. Un numero può essere tante cose, per me è solo un altro anno da passare con le persone a cui voglio bene e questo è l'unico regalo che voglio per oggi, in cui compio 100001 anni.

[Dio ha creato i numeri interi, tutto il resto è opera dell'uomo]
(Leopold Kronecker)

[Foto: Antoni Gaudi (1852-1926) "Magic Square" Sagrada Familia, Barcelona, Spain]