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mercoledì 29 dicembre 2010

Time caspule 2010

Visto che il blog è mio e me lo gestisco io, ecco una lista di cose in ordine più o meno sparso fatte quest'anno, a mia futura e ad imperitura memoria.

Lavorato tanto, ma davvero tanto, troppo as usual.
Sopravvissuto al giro di varicella di entrambi le pesti.
Portata la grande peste al Circo per la prima volta.
Fatta amicizia con il mio secondo figlio: certe cose hanno bisogno di tempo per essere metabolizzate, tipo la roba di essere di nuovo padre.
Fatta revisione caldaia e ottenuta certificazione dall'idraulico che l'ha installata dopo solo due anni di tentativi: se rinasco voglio fare l'idraulico.
Il primo giorno di scuola (elementare) di mio figlio Lorenzo e i primi passi di mio figlio Manuele.
Visti Il curioso caso di Benjamin Button, Avatar, The Road e altri non degni di menzione.
Ristrutturata cantina dopo solo quattro anni che mi ripromettevo di farlo, in compenso è venuta davvero bene.
Ho perso 18 kg e sono dimagrito due taglie, dalla 54 alla 50.
Acquistati gli ultimi lampadari e dipinta la parete della camera da letto di un bel rosso lampone dopo solo due anni dalla fine dei lavori: non sono pigro è solo la volontà a mancarmi.
Ritrovato ciò che avrei voluto (dovuto) trovare molti anni fa nel posto più bello che potessi pensare. Meglio tardi che mai.

Bye Bye 2010 and thank you for all.


[Gli umani sono sempre pronti a rimanere impigliati
nelle inutili regole che loro stessi si impongono.]
- Alucard

giovedì 18 novembre 2010

Sorci & Pecore

Da un recente sondaggio l'Ulivo (ovvero i catto-cannaiol-gay-magistrato-comunisti cattivi) ha superato nel gradimento popolare il PdL (0vvero i catto-fascio-bungabunga-razzisto-leghisti buoni).
Il che mi ricorda tanto quando annunciano la scoperta del mega vaccino per il cancro o altre malattie incurabili: funziona benissimo solo per i topi, gli esseri umani possono continuare tranquillamente a crepare.
Fossimo sorci saremmo sanissimi, peccato siamo solo pecore.

martedì 9 novembre 2010

Una mattina

Il cellulare che vibra, la sveglia sul comodino, il caffè fumante e il panino al latte con la marmellata di frutti di bosco, la doccia, l'eco dei cartoni alla tv, il solito ingorgo sull'autostrada dei condannati che prima di me hanno già effettuato le stesse operazioni che sto per compiere.
Gel, deodorante, profumo.
Camicia, pantaloni, cravatta, medaglietta al collo.
"A stasera..."
Scuola, ingresso, bambini che urlano, madri uguali.
"Mi raccomando, studia e fai tutti i compiti..."
Solite frasi di giorni uguali sotto un cielo grigio.
9 novembre, 20 Ottobre, 12 Gennaio, 37 Melambre, 14 Festante... che differenza fa?
Coda, traffico.
I soliti idioti alla radio che mi strappano un sorriso.
I soliti idioti al governo che mi strappano un vaffa.
I soliti...
Ufficio, caffè, brioche con marmellata.
Pausa pranzo, sette euro e quarantacinque primo e secondo con contorno.
E fuori piove, il cielo è grigio, freddo ed ormai è così dentro di me da esserci affezionato, da essere parte di me.
E in un balzo sono fuori, in un bosco, a vagare senza meta per le foglie e i rami secchi, a contemplare solo il fumo vaporoso che esce dalla bocca per il fiatone. Devo smettere di fumare.
Il pianoforte di Einaudi in sottofondo, Una mattina.
Una mattina, ripeto guardando fuori.
E riprendo a lavorare perché... perché devo, perché contano su di me.
A volte è dura essere me.
A volte, ma per fortuna non sempre.
Solo... una mattina, come tante.

martedì 4 maggio 2010

Ogni giorno


Le mie mani odorano di te e di te ricordano ogni curva, ogni piega del corpo.
Dovessi diventar cieco domani avrei già visto tutto ciò che volevo vedere: i tuoi sorrisi, le tue labbra socchiuse nell'assaporare il piacere di quell'attimo fugace alla tenue luce della candela, tremante, i tuoi occhi.
E i tuoi sospiri, i tuoi silenzi e le parole mai dette riecheggiano nelle mie orecchie.
Se non fossi mia ti chiederei 100, 1000 volte di diventarlo.
Ogni giorno.

(foto: Les loups dans la bergerie, 1960)

mercoledì 31 marzo 2010

Nient'altro che un clown.

Mai come in questo strano e distorto periodo, un libro come 1984 di Orwell mi sembra quantomai la semplice cronaca delle odierne vicissitudini più che un semplice libro di ucrònia.
Come un clown, ogni mattina dipingo il mio volto per cercare di fare del mio meglio sulla pista del circo, tra le bestie feroci, per compiacere il pubblico pagante e cercare di proteggere chi amo dai nuovi e vecchi dittatori.



Noi ti ringraziamo nostro buon Protettore per averci dato
anche oggi la forza di fare il più bello spettacolo del mondo.

Tu che proteggi uomini, animali e baracconi,
tu che rendi i leoni docili come gli uomini
e gli uomini coraggiosi come i leoni,
tu che ogni sera presti agli acrobati le ali degli angeli,
fa' che sulla nostra mensa non venga mai a mancare pane ed applausi.

Noi ti chiediamo protezione, ma se non ne fossimo degni,
se qualche disgrazia dovesse accaderci, fa che avvenga dopo lo spettacolo
e, in ogni caso, ricordati di salvare prima le bestie e i bambini.

Tu che permetti ai nani e ai giganti di essere ugualmente felici,
tu che sei la vera, l'unica rete dei nostri pericolosi esercizi,
fa' che in nessun momento della nostra vita
venga a mancarci una tenda, una pista e un riflettore.

Guardaci dalle unghie delle nostre donne,
ché da quelle delle tigri ci guardiamo noi,
dacci ancora la forza di far ridere gli uomini,
di sopportare serenamante le loro assordanti risate
e lascia pure che essi ci credano felici.

Più ho voglia di piangere e più gli uomini si divertono,
ma non importa, io li perdono, un pò perchè essi non sanno,
un pò per amor Tuo, e un pò perchè hanno pagato il biglietto.

Se le mie buffonate servono ad alleviare le loro pene,
rendi pure questa mia faccia ancora più ridicola,
ma aiutami a portarla in giro con disinvoltura.

C'è tanta gente che si diverte a far piangere l'umanità,
noi dobbiamo soffrire per divertirla;

manda, se puoi, qualcuno su questo mondo capace di far ridere me
come io faccio ridere gli altri.



Principe Antonio de Curtis, in arte Totò.

giovedì 17 settembre 2009

Ogni volta

ogni volta che viene giorno
ogni volta che ritorno
ogni volta che cammino
e mi sembra di averti vicino
ogni volta che mi guardo intorno
ogni volta che non me ne accorgo
ogni volta che viene giorno

ogni volta che mi sveglio
ogni volta che mi sbaglio
ogni volta che sono sicuro
e ogni volta che mi sento solo
ogni volta che mi viene in mente
qualche cosa che non
c'entra niente ogni volta

ogni volta che non sono coerente
ogni volta che non e' importante
ogni volta che qualcuno
si preoccupa per me
ogni volta che non c'e'
proprio quando la stavo cercando
ogni volta ogni volta quando

ogni volta che non c'entro
ogni volta che non sono stato
ogni volta che non guardo
in faccia niente
e ogni volta che dopo piango
ogni volta che rimango
con la testa tra le mani
e rimando tutto a domani

[Ogni Volta, Vasco Rossi 1982]

lunedì 17 agosto 2009

E' da molto tempo che viaggia?

E quindi ero in quella stazione, mi capisci?
Quelle stazioni di passaggio, dove alla fine nessuno scende mai per vedere il paese, ma solo per prendere la fottuta coincidenza. Il paese attaccato a quelle stazioni potrebbe anche non esserci e nessuno se ne accorgerebbe mai, mi capisci? Le case che vedi dalla banchina del binario potrebbero essere benissimo di cartone, come le scene di un teatro. Dipinte. Chi vuoi che vada a controllare? Di quel posto tanto serve solo la stazione.
Insomma, ero in quella stazione a farmi i fatti miei aspettando il treno che mi avrebbe riportato a casa e all'improvviso questo vecchio mi si avvicina e attacca bottone e io penso che probabilmente parlerà di cazzate come fanno sempre i vecchi.
E invece cosa fa quel fottuto vecchio? Mi si avvicina e mi fa - è da molto tempo che viaggia?
Cioè capisci? Una domanda di quelle che non ti aspetti che un vecchio possa farti. Che ne so, mi sarei aspettato mi domandasse l'orario, una sigaretta, se secondo me l'indomani avesse piovuto o meno, e invece cosa mi domanda quel vecchio fottuto? Quel vecchio mi chiede l'unica cosa alla quale stavo pensando proprio in quel fottuto istante.
E io mi trovo li solo, capisci? Con la mia sigaretta tra le dita domandandomi che domanda fosse e senza accorgermene sento la mia voce rispondere - praticamente da tutta la vita.
Ma si può essere più stupidi dico io? Cioè un vecchio ti fa una domanda del cazzo e tu cosa fai? Rispondi pure a tono!
E allora questo vecchio si alza, capisci? Si alza, viene vicino a me, si siede accanto sulla panchina di marmo e mi guarda negli occhi. Non tanto eh? saranno stati all'incirca due o tre secondi al massimo. Si alza, mi guarda fisso negli occhi e poi mi fa - Deve volerle davvero bene.
Lo sapeva, capisci? Lo sapeva!
Non ho idea del come, ma lo sapeva!
A quel punto io mi volto di scatto e mi alzo, capisci? Cioè istinto, no? Cioè cosa avrei dovuto fare secondo te? Perché non poteva saperlo.
E allora mi alzo capisci? Mi alzo e lo guardo e devo aver avuto proprio un'espressione da ebete perché a quel punto lui sai cosa fa? Si alza anche lui dalla panchina di marmo, viene vicino a me e mi fa - Non abbia mai paura di viaggiare, non smetta mai di farlo.
E allora tipo mi sarò girato due secondi per cercare qualcosa da dire, no? Cioè sai quando guardi da qualche parte aspettando che ti arrivi la frase da dire, quella giusta.
Cazzo questo qui praticamente sa la mia vita ed io sto lì, zitto come un idiota a non dire nulla, capisci? Dovevo dire qualcosa, no? Qualcosa di intelligente e allora mi giro due secondi con la mia espressione da ebete, mi rivolto e lui? Era sparito.
Cioè non è che se n'era andato, era proprio sparito. E allora lo cerco con lo sguardo lungo la banchina, sui binari. Cerco quel suo vecchio e logoro cappellino giallo con la visiera e il suo zainetto verde acqua. Lo cerco dapertutto e niente. Non c'era più.
E allora sai che faccio? Tiro una boccata dalla mia sigaretta guardo l'orario e visto che avevo ancora più di un'ora prima che quella fottua coincidenza arrivasse, sai cosa faccio? Esco dalla stazione a vedere il paese.
E sai cosa scopro? Che il paese in quelle stazioni di passaggio, c'è. E non è finto o di cartone, esiste davvero, con persone vere che prendono il caffé, guidano le macchine e vivono la loro vita!
Ed è lì che ho capito che loro, loro che tutti consideravano comparse, avevano sempre vissuto molto più di me capisci?
E per la prima volta sereno davanti l'ingresso di quella fottuta stazione, mi sono ritrovato a guardare il mondo con il mio cappellino giallo in testa e il mio zainetto verde acqua sulle spalle.

giovedì 6 agosto 2009

Digressioni filosofiche a peso

Dio è la più grande invenzione dell'uomo dopo le sigarette.
Per correttezza anche sui portoni delle chiese dovrebbero mettere un cartello con su scritto "Nuoce gravemente alla salute".

venerdì 31 luglio 2009

L'essenziale è invisibile agli occhi

Così il piccolo principe addomesticò la volpe. E quando l'ora della partenza fu vicina:
"Ah!" disse la volpe, "... piangerò".
"La colpa è tua", disse il piccolo principe, "io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi..."
"È vero", disse la volpe.
"Ma piangerai!" disse il piccolo principe.
"È certo", disse la volpe.
"Ma allora che ci guadagni?"
"Ci guadagno", disse la volpe, "il colore del grano".
Poi soggiunse: "Và a rivedere le rose. Capirai che la tua è unica al mondo. Quando ritornerai a dirmi addio, ti regalerò un segreto".
Il piccolo principe se ne andò a rivedere le rose.
"Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente", disse. "Nessuno vi ha addomesticato, e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre. Ma ne ho fatto il mio amico ed ora è per me unica al mondo".
E le rose erano a disagio.
"Voi siete belle, ma siete vuote", disse ancora. "Non si può morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perché è lei che ho innaffiata. Perché è lei che ho messa sotto la campana di vetro. Perché è lei che ho riparata col paravento. Perché su di lei ho uccisi i bruchi (salvo i due o tre per le farfalle). Perché è lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perché è la mia rosa".
E ritornò dalla volpe.
"Addio", disse.
"Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi".
"L'essenziale è invisibile agli occhi", ripetè il piccolo principe, per ricordarselo.
"È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante".
"È il tempo che ho perduto per la mia rosa..." sussurrò il piccolo principe per ricordarselo.
"Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa..."
"Io sono responsabile della mia rosa..." ripetè il piccolo principe per ricordarselo.

[Da Il piccolo Principe - Antoine de Saint-Exupéry, cap. XXI]

venerdì 10 luglio 2009

Life...

Stai con me, amore mio, adesso. Domani. Sempre.
Stai con me, luce del mio mattino, affinché la tua luce possa illuminare la mia strada.
Stai con me buio della mia notte, affinché possa perdermi sempre nei tuoi occhi.
Stai con me amore mio, affinché possa avere ancora un'alba da guardare e un tramonto con cui chiudere gli occhi.
Donami sempre il tuo sorriso e non sarò mai più povero.
Disperdi le mie ceneri nella tua anima e vivrò per sempre.

venerdì 9 gennaio 2009

Può un solo fiocco di neve fare la differenza?

Avete mai visto un fiocco di neve? Uno vero intendo, di quelli a forma di stella che tutti credono esistano solo nelle vetrine di swaroski. E invece esistono davvero e a me è capitato di incontrarne uno il 29 dicembre scorso, per la prima volta. E' caduto nelle mie mani inguantate al mattino, mentre stavo aprendo la macchina per andare al lavoro. Con l'eleganza di un'etoile è sceso giù dal cielo danzando e roteando leggero senza far rumore, senza dar problemi, sciogliendosi subito dopo l'impatto con il suolo, come se un piccolo artigiano dopo averli confezionati uno per uno si stesse divertendo a buttarli giù solo per divertimento, solo per darmi il bentornato a casa.
Quattordici giorni prima avevamo preso l'aereo per Palermo: erano otto anni che non trascorrevo un natale con la mia famiglia ed era la prima volta che la mia piccola peste lo trascorreva con i nonni di giù, come li chiama lui.
In questi quattordici giorni di ferie dopo più di un anno e mezzo di lavoro a casa e in ufficio, ho visto mia madre sorridere come non la vedevo da anni e forse non l'avevo mai vista, ho visto la felicità negli occhi di mio fratello mentre, esercitando il suo ruolo di zio, alzava Lorenzo in aria. Ho visto la tenerezza di mia cognata mentre comprava un pigiamino per la peste, lo sguardo di un nonno, mio padre, felice di poter vedere il nipotino nel suo studio in carne ed ossa e non solo in fotografia.Ho visto gli occhi di mio figlio illuminarsi davanti al mio mare. Ho incontrato una delle donne più forti e belle che abbia mai incontrato (ma di questo, forse vi parlerò un'altra volta).
Quindi mio caro 2008, io non ti darò colpe. Non ti rimprovererò come hanno fatto tutti, al contrario, non posso che ringraziarti per quanto di buono hai portato nella nostra vita: una casa finalmente sistemata, una nuova macchina, delle buone soddisfazioni lavorative, il sorriso di mia madre, un fiocco di neve perfetto tra le mie mani, sotto casa mia, nel luogo dove per adesso mi piace vivere.

mercoledì 17 settembre 2008

Elogio dell'inutile

Vi siete mai chiesti che razza di colore sia il pervinca? Io si, ed è questa una delle differenze tra voi e me: io mi pongo delle domande che nella maggior parte dei casi non servono a nulla e voi no; io utilizzo ancora il punto e virgola per separare due concetti interconnessi tra loro e non solo per fare le faccine sorridenti. Se ad esempio uno per la strada mi fermasse e così, d'amblè, indirizzasse verso il mio cospetto la parola "Blu", ecco che subito i miei occhi comincerebbero a visualizzare le immagini del mio mare siciliano o lo splendido vestito indossato da mia madre nel suo quarantesimo compleanno, e tutto senza che io abbia avuto la benchè minima volontà di farlo. Se lo stesso passante, non pago dell'esperienza precedente, tornasse ad esclamare nella mia direzione la parola "Rosso" ecco che - dopo aver ricevuto da parte mia una testata in pieno volto - il mio cervello o quello che ne è rimasto mi trasporterebbe per esempio nel bel mezzo di una corrida, ma senza Gerry Scotti, o tra le poltrone di quel piccolo cinema di periferia dove per la prima volta vidi un film insieme alla mia compagna di vita. Questo semplicemente perché, che lo vogliate o meno, l'occhio segue le vie che nell'opera gli sono state disposte* e voi non potete farci nulla. Perché il pervinca è un colore, che voi lo vogliate o meno; il pervinca è un fiore che senza alcuna richiesta, semplicemente... fiorisce: e voi non potete farci nulla. Perché se è facile apprezzare la splendida e quanto mai banale rosa rossa spuntata a seguito delle amorevoli cure del giardiniere, è altrettanto difficile apprezzare il meraviglioso sforzo compiuto da quel papavero che ha deciso di crescere ai margini di un campo di grano: egli è l'unica pianta inutile nel mezzo di un omogeneo campo di piante utili, ma il vostro occhio - che voi lo vogliate o meno - non noterà la spiga posta nella quarta fila da sinistra, no, il vostro occhio si poserà proprio sul quel piccolo fiore rosso cresciuto ai margini del campo, tra quelle stesse spighe con le quali morirà nel momento della mietitura, senza che lui o voi possiate farci nulla. Perché l'uomo è un pianista convinto di eseguire la più bella sinfonia mai composta, ma nella maggior parte dei casi il suo pianoforte non ha mai avuto alcun tasto, ed egli non solo non è mai stato in grado di suonare alcuna musica, ma non è stato neanche in grado di saper ascoltare l'assoluto silenzio che un pianoforte senza tasti è in grado di suonare e così, come quelle spighe di cui nessuno si ricorderà mai, morirà insieme al papavero rosso che aveva deciso di crescere sul ciglio della strada. Perché se un orologio rotto segna sempre l'orario esatto almeno due volte al giorno, che voi lo vogliate o meno, un orologio perfettamente funzionante ma sfalsato di qualche centesimo di secondo, in avanti o indietro fate voi, quel sottile piacere di perfezione non lo proverà mai. E così, anche se la pervinca è un colore assolutamente inutile, dopo aver letto queste righe che lo vogliate o meno, la prossima volta che incontrerete un uomo per strada che vi griderà "Pervinca!" voi visualizzerete quel piccolo fiorellino posto in alto a sinistra di questo post e anche in questo caso, non potrete farci nulla.

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[* Paul Klee (1879 – 1940), Pädagogisches skizzenbuch]

venerdì 12 settembre 2008

Italiani brava gente

Allora c'è questo libro, Canne al vento, che io già dal titolo ho pensato che fosse uno spreco, mi spiego? Cioè non vale neanche la pena coltivarla se poi te la fai fumare dal vento e invece inizio a leggerlo e scopro che con il fumo non c'ha niente a che fare. Che poi non lo sto neanche leggendo, ma lo ascolto sulla radio, e quando dico sulla radio intendo proprio di sopra perché sono in macchina, che è anche più comodo. E allora io che sono ignorante lo ascolto e mi piace. Ci stanno queste sorelle che sono tipo nobili ma disgraziate perché gli è morto il padre e un'altra sorella più zoccola si era fatta un macellaio e allora nel paese nessuno se l'è più volute pigliare, tipo che se uno c'ha la sorella zoccola, allora sei zoccola pure tu. Insomma poi c'è questo servo Efix che mischino, poveretto, a queste sorelle ci vuole bene, mi spiego, e per loro coltiva l'ultimo pezzo di pezzo di terra che gli è rimasto. Ora come se tutta questa sfiga non bastasse, ci stanno pure i compaesani che come al solito non si fanno i cazzi loro. E mentre cammino e ascolto, penso a quando dicono che gli italiani sono brava gente, mi spiego? Brava gente un cazzo dico io!
Insomma il pettegolezzo lo abbiamo inventato noi, mi spiego, perché ci piace farci tanto gli affaracci degli altri, sparlare della vicina che c'hà l'amante mentre si aspetta che venga in casa il proprio, ma poi però siamo subito bravi a ritrarre la mano ma chi io? Io non l'ho mai detto... ci mancasse!, ci mancherebbe.
Sempre pronti a ritrattare come se uno la memoria non ce l'avesse. Che infatti io avevo studiato che i fascisti erano gente cattiva che appena dicevi che non eri daccordo, arrivavano gli squadristi e se ti andava bene ti facevano ingoiare litri di olio di ricino che cagavi per un anno castori. Se ti andava male ti ritrovavi morto. E mio nonno mi aveva raccontato che dovevi stare attento a parlare pure con tua moglie a casa tue che se la vicina ti sentiva, gli squadristi li chiamava lei. Che poi io avevo studiato che le leggi razziali le aveva promulgate un italiano. Che io avevo visto sulla rai i documentari in bianco e nero che quanto sto pelato usciva su un balcone, ad applaudirlo c'erano così tanti cristìani che manco a Riccione in agosto. Che onestamente non è che sembrava che a quelle manifestazioni ci andavano per forza. Cioè che se a me mi costringono ad andare per forza in un posto che non mi va, io ci vado però quantomeno sto incazzato. Ma a me nel documentario, mi era sembrato che agli italiani ci piaceva tanto e applaudivano. Ma magari mi sbaglio perchè sono ignorante. E infatti adesso dicono che alla fine poi non era così cattivo, che al pelato lo hanno messo in mezzo, mischino. Ma a me uno che manda a morire migliaia di cristìani che erano ebrei, non mi sembra tanto mischino, anche perché stì poveri cristiani, che erano ebrei, erano italiani come lui. Che se anche ti avevano messo in mezzo e tu hai il dovere di garantire un paese, piuttosto che far morire qualche tuo cittadino, dovresti essere pronto a morire tu. Ma io sono ignorante e certe cose non le capisco. Sono così ignorante che se tipo incontro un cristìano che è mussulmano, sotto casa, io lo saluto e tutti gli italiani, che sono più brava gente di me, mi tàliano male, mi guardano male. Che tipo siccome io lo saluto allora tipo che non mi parlano, gli italiani, perché loro, i mussulmani, dice che hanno ammazzato due palazzi di cristìani, che erano americani. E io, che sono ignorante, certe cose non riesco a capirle. Perché allora tipo all'estero non dovrebbero più salutare i tedeschi, che di cristìani, anche se erano ebrei, ne hanno ammazzati 6 milioni. E anche senza che erano ebrei, bastava che non la pensavano allo stesso modo, che a me non mi sembra una buona ragione per ammazzare uno. E tipo non dovrebbero più salutare neanche gli italiani, che anche loro nel mondo ne hanno ammazzati tanti. E neanche agli americani, che di cristìani in Vietnam, in Iraq e nel resto del mondo e hanno ammazzati tanti pure loro. E neanche i cristiani, quelli veri intendo, che la Chiesa pure ne ha ammazzati tantissimi. E invece loro, gli americani, sono buoni, i tedeschi sono buoni e gli italiani sono brava gente. E io, che sono ignorante, queste cose non riesco a capirle e quando incontro qualcuno, io lo saluto lo stesso.

mercoledì 20 agosto 2008

Scrivere, ovvero sognare.

Ho sempre sentito la necessità di fissare i miei pensieri su un supporto che mi consentisse anche a distanza di tempo di rileggere i colloqui strampalati che quotidianamente intraprendo con il saggio cappellaio matto che risiede nel mio cervello.
Nel corso degli anni ho scritto dappertutto: bigliettini, post-it, moleskine, quaderni. Una volta ho scritto persino sulla Repubblica, con un bel pennarello rosso, ma poi mia madre usò il giornale per rivestire la lettiera dei gatti. Nel tempo, la penna ha lasciato spazio alla tastiera e la morbida carta si è trasformata in un freddo e lucido monitor, ma l'esigenza è rimasta immutata: scrivere, sognare. Forse la colpa è di quel fastidiosamente melodioso ticchettio della macchina da scrivere che da bambino accompagnava le mie notti.

tip... tic... tlak... tlok
Ricordo la luce della lampada che dallo studio di mio padre filtrava verso la mia camera, attraverso la grande vetrata che separava la mia stanza di allora dalla sua. A volte mi alzavo nel cuore della notte e senza farmi vedere, aprivo piano piano la porta per vedere le sue dita picchiare senza sosta sui tasti della olivetti blu. Ad ogni pressione un omino di metallo si alzava dal suo letto semicircolare e imprimeva la sua lettera sul foglio di carta ben disteso sul tamburo e, a volte, anche sul suo gemello nero, nato dall'unione con il velo di carta carbone che veniva inserito fra i due.
stump... stamp...
Il cestello delle lettere che andava su e giù per consentire l'inserimento delle lettere maiuscole.
crick... clack
La leva bianca che alla fine di ogni riga veniva azionata dalla mano destra per consentire l'inizio di un nuovo pensiero. Punto e a capo.
Io restavo lì sulla porta, immobile, affascinato da quel certosino lavoro di codifica che consentiva il passaggio dalla minuta, scarabocchiata, annotata, cerchiata e vergata a mano ad un foglio di carta pulito, esteticamente perfetto, in carattere Courrier New, come si direbbe oggi. L'unico allora disponibile. E alla fine, se passavi un dito sul foglio, riuscivi a percepirne le asperità: i punti, le virgole, gli accenti, le lettere. Una maggiore affilatura del metallo e una maggiore pressione delle dita faceva in modo che la lettera o dei testi si tramutasse spesso un buchino circolare. Il numero 1 non presente tra i numeri, era abilmente sostituito dalla lettera "elle" minuscola.
Perché lo scrittore è, deve essere prima di tutto un esteta, un attento osservatore ma soprattutto un lettore. "Leggere molto, scrivere molto e pubblicare poco" ripete sempre mio padre e mai come oggi, dove chiunque si è scoperto capace di scrivere un libro, tale frase risulta una assoluta verità.
Oggi, la vera recherche di proustiana memoria non riguarda più le madeleine, ma il ritrovamento in libreria di un buon libro che al termine riesca a lasciare nella memoria del lettore la sensazione di aver finalmente chiuso uno dei tanti cassetti che purtroppo sempre più spesso la gente tende ormai a lasciare aperti o semplicemente ad ignorare. La percezione di aver appagato almeno per un po' la nostra sete. Alla fine di ogni testo dovremmo accorgerci che una piccola parte di noi stessi non è più la stessa, ma è mutata in qualcos'altro e toccherà a noi soli scoprire in cosa. Questo è quello che piace donare a me stesso quando leggo e quando ho la presunzione di scrivere. Scrivere solo a patto di riuscire a percepire durante la lettura le stesse emozioni provate al momento della stesura o illuminarsi di una nuova luce che prima non avevi colto. Ed è proprio questo amore per la carta, per la parola nella sua accezione più alta il più bel regalo che io abbia mai ricevuto da mio padre e mia madre.

Scrivere non è niente di più che un sogno che porta consiglio
[Jorge Luis Borges]


[Nella foto, mio padre, la sua macchina da scrivere e il compianto gatto Raffaele]

mercoledì 30 luglio 2008

L'insostenibile leggerezza di un uccello padulo....

Ci sono giorni in cui il tuo sesto senso di programmatore è in fermento sin dal mattino. Immagini apocalittiche di sistemi al collasso, server che affogano nell'acqua, telefoni che si impiccano con il filo della cornetta passano davanti ai tuoi occhi mentre continui a ripeterti che è solo superstizione. Quella stessa notte un dolore lancinante al tallone ha ulteriormente ridotto il già esiguo quantitativo di sonno che riesci a concederti, costringendoti a zoppicare per tutto il giorno peggio di Dr. House e, cosa ancor peggiore, facendoti comprendere di non avere esattamente i 20 anni ai quali il tuo cervello si è fermato tanto tempo fa. Infine nell'esatto istante in cui il tuo piede - quello buono - ha calpestato la moquette dell'ufficio, uno stormo di uccelli paduli ha iniziato a volteggiare minacciosamente sulla tua testa facendoti intuire che nulla di buono stava per stagliarsi all'orizzonte. Se continua così a breve, a forza di uccelli che cercano di insinuarsi nel mio deretano, al posto delle mie immacolate chiappe mi ritroverò una voliera.
Nel frattempo, oggi mio figlio ha passato due ore sul balcone a godersi la spettacolare vista del camion dei pompieri che con il suo bel colore rosso e la luce lampeggiante, mandava tanti omini su per la scala a risolvere problemi rivelatisi poi inesistenti, dimostrando come le rotture di coglioni di alcuni possono diventare svago per altri.
Ora mi chiedo: ma chi cazzo è che si diverte a vedermi maledire tutti i santi del calendario gregoriano?

mercoledì 23 luglio 2008

Il rischio di essere vivi

Sono una persona loquace, a volte anche logorroica, piena di difetti. Uno dei miei difetti peggiori è l'incostanza, quindi adoro la sintesi perché mi evita di distogliere l'attenzione ma, spesso, è difficile riuscire ad equilibrare le due forze in un perfetto connubio di sapori e quindi, sovente, il piatto della bilancia pende inevitabilmente ora in un senso - lasciandomi sprofondare in pesanti sproloqui - ora nell'altro, sprofondando in uno stato di mutismo che rasenta l'autismo. In tale condizione quel che rimane del mio cervello, libero dai condizionamenti che comportano l'utilizzo della lingua orale, vaga tra i polverosi cassetti dell'ipotalamo alla ricerca di una parola, una sola stringa di caratteri che racchiuda in se il tutto.

Equilibrio

La vita è un brivido che vola via...
è tutto un equilibrio sopra la follia...
[Vasco Rossi - Sally]

il momento perfetto nel quale la somma di tutte le forze agenti in un punto è pari a zero o anche il perfetto dosaggio di ingredienti affinché nessuno di essi possa prevaricare. L'ultimo bottone di Ross, può a mio avviso considerarsi un perfetto esempio di equilibrio comunicativo tra parole e mezzi audiovisivi. Una parola semplice Sogni, un video divertente che racchiude molto più di quel che le immagini esprimono. Presi singolarmente entrambi gli elementi portano uno spirito attento alla riflessione, ma è l'unione carnale tra le due a rappresentare un cocktail esplosivo - fosforo e aria - e la visione, illuminata dalla diversa luce della parola, conduce il cappellaio matto che dorme tra i miei pensieri a svegliarsi e a pormi un semplice quesito: Hai mai davvero sognato nella tua vita?

Sogni

Una volta Chuang-tzu sogna di essere una farfalla, una farfalla che svolazza,
che si sentiva libera e che ignora l’esistenza di Chuang-tzu.
Improvvisamente si risveglia, ed è nuovamente Chuang-tzu.
A quel punto, però, non è più in grado di sapere se è stato Chuang-tzu a sognare di essere una farfalla
o se è stata una farfalla a sognare di essere Chuang-tzu.
[
Chuang-tzu]

Chi o cosa è un sognatore? La migliore definizione che sono riuscito a produrre lo identifica come un essere - la parola uomo mi sembrava troppo riduttiva - pronto ad affrontare qualsiasi fatica e qualsiasi rischio pur di raggiungere lo scopo che si prefigge. Fin qui nulla di strano, ma come in un gioco di scatole cinesi, ecco che in realtà tale definizione ne nasconde al suo interno una ben più complessa: quando si può asserire di aver raggiunto un sogno?
A volte, quando la luce di un caldo mattino d'estate filtra attraverso le persiane e mi ritrovo a letto, accanto alla mia compagna e i piedini della mia piccola peste conficcati nei reni, ripensando a quanti sacrifici è costato ottenere tutto questo - la partenza alla volta di una città sconosciuta con tre sole valige a far da compagne, gli affetti lontani, la sensazione di perdere del tempo che non tornerà mai più - mi convinco che devo aver per forza raggiunto il mio sogno. Ma se è davvero così, se i rischi sono la strada per raggiungere un sogno, allora le incognite, le paure, le angosce che quasi giornalmente mi trovo ad affrontare da dove scaturiscono?

Rischi
A tentare c'è il rischio di fallire.
Ma è necessario affrontare i rischi,

perché il rischio più grande nella vita è non rischiare nulla.
Chi non rischia nulla non fa nulla, non ha nulla e non è nulla. Può evitare la sofferenza e l'angoscia, ma non può imparare, sentire, cambiare, crescere, progredire, vivere o amare. E' uno schiavo, incatenato dalle sue certezze o dalle sue assuefazioni.
Solo chi rischia è libero.
[Leo Buscaglia - Vivere amare Capirsi]



Posso quindi ritenermi un uomo libero sol perché ho rischiato e ho raggiunto lo scopo che mi ero prefissato tempo addietro? No, non può essere così semplice, perché se così fosse vorrebbe dire essere morti, vorrebbe dire non avere più uno scopo, un sogno e un uomo senza sogni è un vile. Nella mia vita ho fatto molte cose delle quali non vado certamente fiero e rischiato altrettante di perdere per sempre o l'involucro esterno che mi contiene o - cosa ancor peggiore - di perdere me stesso. Ma nessuna di tali azioni sono state compiute per viltà. Quindi un nuovo sogno deve per forza aver preso il posto del precedente ma allora... Qual'è il mio nuovo sogno?

Sogni + Rischi = Vita

La vita è fatta di rarissimi momenti di grande intensità e di innumerevoli intervalli.
La maggior parte degli uomini però, non conoscendo i momenti magici, finisce col vivere solo gli intervalli.
[ Friedrich Nietzsche
]

E' quindi questo il tuo nuovo sogno? Torna a domandare il cappellaio matto mentre sparge l'ennesima tazza di tè sul tavolo, sei davvero disposto ad affrontare tutti gli intervalli che la vita ti porrà lungo il cammino per godere di un solo momento magico, anche se questo vorrà dire spingersi verso sentimenti non ancora provati, angosce e paure a te sconosciute, senza la certezza che il momento magico verrà davvero? E così, chiuso nel mio mutismo, trovo in un cassetto quel che cercavo da tempo: il mio sogno è vedere saltare mio figlio il più a lungo possibile, svegliarmi al mattino e vedere il volto della mia compagna sereno, riuscire a mantenere tutto questo. E allora, se l'unico modo di vivere è rischiare io... sono pronto a sognare.

martedì 1 luglio 2008

La vita è...

... tornare presto a casa la sera dal lavoro per portare tuo figlio al parco. Solo mezz'ora, prima di cena. Vederlo lanciare la macchinina fatta di mattoncini lego dalla cima dello scivolo e ridere con lui quando lo schianto con il selciato la riduce in tanti piccoli pezzetti. La vita è correre insieme a lui sull'erba e leggere nei suoi occhi la felicità di stare semplicemente assieme, dopo una giornata di assenza. Sentirsi sereno come non ti capitava da tanto - troppo - tempo mentre lo osservi rincorrere una farfalla, mentre resti appoggiato al palo dell'altalena e una sigaretta si consuma lentamente tra le tue dita. La vita è sentire papà, sono stanco, andiamo a casetta? e poter tornare con il piccolo campione sulle spalle.

E' questo il senso della mia nuova vita? Spero di si.

mercoledì 11 giugno 2008

L'utilità del calcio...

Lunedì scorso la nazionale ha esordito agli europei con una sconfitta degna di Napoleone a Waterloo. Nello stesso giorno, verso le sette, siamo andati tutti al Castorama per scegliere i colori da abbinare alle stanze. La piccola peste ha scelto una bella tonalità di verde acqua, molto chiaro, per la sua cameretta. Per la nostra invece abbiamo scelto un colore a metà tra il giallo e l'ocra. Due bidoni di bianco per i tetti e un bidone e mezzo di un bel giallo chiaro per il corridoio e il soggiorno. Il negozio era praticamente a nostra disposizione, senza la solita ressa alle casse. Per le strade si circolava senza alcuna difficoltà. Quella stessa sera, su La7 ho goduto un bellissimo film sulla vita di Ghandi, con un Ben Kingsley da Oscar. La mattina seguente ho appreso tramite la radio della disfatta calcistica della Nazionale e ho capito la vera utilità del calcio: togliermi dalle palle l'odiosa massa di cretini che compongono quel prossimo che giornalmente intralcia i miei piedi. Senza la necessità di accaparrarsi qualche punto di auditel in più, il palinsesto televisivo alternativo può rilassarsi e trasmettere qualcosa di qualità. La Nazionale ha perso e io ho provato un sadico piacere nel pensare al dolore provato dall'italiota per un simile smacco. Speriamo che gli 11 cretini azzurri perdano anche stasera: assaporare l'espressione triste e mesta sulle facce dei colleghi la mattina seguente non ha prezzo.

P.S. il bagno è quasi ultimato, le pareti sono state stuccate e sono pronte per l'imbiancatura. Il pavimento è quasi pronto a ricevere la colla e i listelli del parquet. Speriamo di tornare presto!

P.P.S. Con supporter del genere comunque, tiferei Olanda anch'io!!

mercoledì 4 giugno 2008

El magut l'è turna'

Sono tornato in ufficio. Il rientro è stato meno doloroso del previsto, eccezion fatta ovviamente per le tonnellate di e-mail che aspettavano di essere lette, ma non mi lamento: sono un uomo fortunato a poter svolgere un lavoro come questo in un ambiente lavorativo come il mio, dove i colleghi e i capi hanno capito le mie necessità e mi hanno consentito di allontanarmi per più di un mese. A casa i lavori procedono: mentre vi scrivo il buon Francesco sta posando le piastrelle del rivestimento del bagno. Le mie orecchie lo sentono santiare (lamentarsi) e inveire contro di me da qui. Abbiamo anche trovato un bravo stuccatore che sta ultimando la gessatura delle pareti. Il bagno dovrebbe essere ultimato per lunedì, l'idraulico è stato prenotato per mercoledì. Entro sabato prossimo dovremmo aver posato il paquet e ultimato l'impianto elettrico. Gli infissi dovrebbero arrivare entro fine mese. Anche in questa esperienza ho avuto la riprova di aver trovato una persona speciale con la quale condividere la mia vita. Una compagna che non si fa troppi scrupoli nel trasportare mattoni e scatole di mattonelle, ad andare ad ordinare il materiale dal marmista o discutere con le maestranze. Una persona capace di andare a fondo nei problemi che sa sbracciarsi quando è necessario per risolverli: senza lamentarsi ma al contrario, incoraggiandomi nei momenti di sconforto. L'ho chiamata al telefono per sentire come andava e non rispondeva: stava tenendo bolla e staccia per aiutare Francesco nel rivestimento. Forse incontrarla è stato il regalo del mio karma per qualcosa di buono fatto nella vita precedente, forse è stata solo fortuna. Stiamo costruendo la nostra piccola repubblica nella quale poterci rifugiare per crescere il nostro cucciolo. Una repubblica democratica fondata sul libero pensiero nella quale per entrare occorrerà un unico fondamentale requisito: l'amicizia... quella vera.

giovedì 15 maggio 2008

Masochismo...

Continuo a domandarmi per quale perversa ragione mi sono andato ad impelagare in quest'avventura, mentre cerco di sopportare il dolore al polso sinistro che ha ricevuto il colpo dalla mazza al posto dello scalpello. Per mia fortuna ho dei compagni di lavoro infaticabili: un compagno di macerie come Dario, infaticabile e sempre con il sorriso sulle labbra e un direttore dei lavori come Francesco preciso peggio di un orologiaio svizzero. Vederlo giocare con la sua bolla livella laser ricorda Morpheus quando cerca di istruire un Neo alle prima armi. Il pensiero della casa ultimata è l'unico che ci fa andare avanti: la possibilità di poterci chiudere nel nostro piccolo regno dove la libertà di pensiero è accettata ed esaltata e soprattutto dove i libri regneranno sovrani. Quando entro in una casa dove gli unici libri presenti sono ricettari, guide tv e riviste di arredamento mi sento come se fossi entrato in una stalla visto che di norma, gli animali non possono avere la fortuna di leggere. Allora fisso il corridoio antistante il soggiorno e la vedo: la nostra libreria a muro. Dal pavimento al tetto, in morbido legno contornata dai faretti dove Rousseau potrà raccontare qualche divertente aneddoto a Carver e Orwell e Dostoevsky e Ogawa potranno giocare a carte con Levi per ingannare il tempo fin quanto la piccola peste sarà pronto a sfogliarne nuovamente le pagine e loro a narrare un'altra volta la loro storia e i loro ideali.

"Il destino di molti uomini dipese dall'esserci o non esserci
stata una biblioteca nella loro casa paterna"
(Edmondo De Amicis)

"I casi senza libri sunnu staddi. I porci e i scecchi nun legginu" *
(Ignazio Buttitta)

Foto del giorno: camera da letto tracciata, bagno pronto all'intervento idraulico (tenete le dite incrociate per me!!)



e uno scorcio della nuova centralina elettrica davanti e dietro.



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* Trad.: Le case senza libri sono stalle. I maiali e gli asini non leggono.